Il suo valore, nel mese di dicembre, ha subìto un balzo repentino. Un singolo bitcoin ha infatti per la prima volta superato il valore di 20.000 franchi (23.250 dollari) il 17 di dicembre. Pochi giorni dopo, il 28, è addirittura stata sfondata la soglia dei 25.000 franchi (ossia 28.365 dollari). Il picco è però stato raggiunto all’inizio del 2021 quando, l’8 gennaio, un bitcoin è valso oltre 36 mila franchi (o 40.646 dollari), raddoppiando il proprio valore in un mese e incrementando così il proprio valore del 410% in un anno (l’8 gennaio 2020 un bitcoin corrispondeva infatti a 8.800 franchi). A partire dal giorno seguente, la valuta ha cominciato a calare per la prima volta dopo diverse settimane. Ma cos’è esattamente questo bitcoin che ha rischiato di far arricchire chi ci ha creduto e ha investito in questo progetto?

Criptovalute, criptomonete, cybervalute o valute virtuali, di cosa si tratta? Sono termini equivalenti per definire una forma di denaro virtuale, un’alternativa digitale - e non controllata da una banca centrale - ai mezzi di pagamento tradizionali.

La nascita

Il fondatore della prima è più celebre tra le criptovalute - il bitcoin - è Satoshi Nakamoto. Si tratta tuttavia di uno pseudonimo e le teorie sul misterioso inventore sono varie: da chi ipotizza si tratti del crittografo Adam Back (ideatore dello hashcash, utilizzato nel processo di mining di bitcoin), ad altri che sostengono che alla base del sistema ci sia piuttosto un gruppo di persone. Il 1. novembre del 2008, Satoshi ha presentato per la prima volta l’idea di una criptovaluta denominata bitcoin su un forum chiamato «The Cryptography Mailing list». La prima transazione ufficialmente conclusa con la criptomoneta è stata eseguita soltanto due mesi dopo: il 12 gennaio 2009. I bitcoin, come le criptovalute in generale, godono della tecnologia blockchain (di cui vi parliamo sotto) che garantisce loro un sistema di protezione inattaccabile: da qui il prefisso «cripto».

Andamento da montagne russe e funzione di riserva

Il 2017 era stato particolarmente significativo per il bitcoin: in dodici mesi il suo valore era passato da 1.000 a 20.000 dollari. Poi era di colpo precipitato, terminando il 2018 attorno ai 3.000 dollari e perdendo al contempo buona parte della sua popolarità. Per poi ricominciare a salire, pur se con grande volatilità. E infatti il 2020 è stato un anno fortunato: dai circa 7.000 dollari di gennaio (6.200 franchi secondo il corso attuale) è salito fino a superare i livelli dei 16.000 negli ultimi giorni, macinando solamente da ottobre un bel balzo del 50%, superando poi il 400% ad inizio 2021 (vedi sopra).

Fare luce su questi movimenti di mercato non è facile, come ha spiegato la nostra redattrice economica Erica Lanzi in un articolo uscito lo scorso novembre. Molti investitori di bitcoin sostengono che la criptovaluta abbia una funzione di riserva di valore in momenti di incertezze e difficoltà, come succede con l’oro o il franco. Tuttavia il suo livello di protezione non è indiscutibile: quando la pandemia ha fatto precipitare i listini azionari mondiali in marzo, il bitcoin ha perso oltre il 45% di valore, l’oro il 12%.

La tecnologia blockchain

Tutti i dati relativi a titolari e movimenti vengono memorizzati in forma criptata non su un unico server, bensì su diverse migliaia di computer contemporaneamente. In questo modo ogni transazione viene registrata su una rete decentrata, rendendo quasi impossibili le falsificazioni. Stiamo parlando della cosiddetta «blockchain» (letteralmente «catena di blocchi»): una tecnologia di condivisione che permette lo stoccaggio e la trasmissione di informazioni o di transazioni. «Concretamente si tratta di un registro dei conti digitale che contiene la lista di tutti gli scambi effettuati tra gli utenti dal momento della sua creazione», scrive il Dipartimento federale dell’economia sul sito dell’Amministrazione federale. «Sicura e impossibile da manomettere, la blockchain funziona con un database mondiale condiviso tra diversi utenti che affidano tutte le transazioni tra i vari partner. Ogni utente può, in ogni momento, grazie ad un sistema crittografico, verificare la validità di tutte le informazioni, aggiungere dati e registrare una transazione. Una volta iscritta nella catena, la transazione non può più essere eliminata, ma resta aperta e consultabile da parte di tutti i membri. La tecnologia elimina dunque tutti gli intermediari negli scambi», si legge ancora sul sito del Governo.

Quindi dobbiamo fiondarci all’acquisto? Ma attenzione a volatilità e truffe

Da quello che abbiamo visto finora, il mercato sembra essere quindi favorevole alle criptovalute e chi vi investe può guadagnarci dei bei soldoni. Ma è proprio così? A cosa bisogna prestare particolare attenzione e quali sono i rischi? Ce lo spiega Dario Pirella (vedi la presentazione completa in fondo), un giovane ticinese che negli ultimi anni ha studiato bene l’argomento.

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Dove acquistare i bitcoin

Ma come si ottengono i bitcoin? I modo più semplice è accedere a una borsa digitale. Per ogni criptomoneta esistono diverse borse, nazionali e internazionali, dove l’investitore, dopo aver deciso quanto desidera cambiare in bitcoin, effettua il pagamento con la carta di credito. La più conosciuta tra queste borse è Coinbase, che ha sede negli Stati Uniti e opera in 32 Paesi in tutto il mondo, tra i quali la Svizzera. Qui i clienti svizzeri possono acquistare bitcoin, ethereum e litecoin, oltre che convertire queste cripto valute in franchi svizzeri. Chi preferisce una borsa europea può registrarsi su bitcoin.de. Le società Bity e Bitcoin Suisse SA hanno sede in Svizzera e quest’ultima è inoltre membro dell’Associazione per l’assicurazione della qualità nel settore dei servizi finanziari (VQF). Oltre ai metodi già elencati, anche le piattaforme eToro e XTB permettono di investire senza commissioni.

Per chi invece preferisse recarsi «fisicamente» per fare l’acquisto, senza quindi seguire una procedura online, ci sono anche in questo caso diverse opzioni. In Svizzera, i bitcoin si possono infatti comprare anche nelle stazioni ferroviarie, e più precisamente attraverso le biglietterie automatiche delle FFS. Inoltre, in diverse città - tra cui Zurigo, Ginevra e Lugano (nella zona di via Lambertenghi) - sono stati posizionati degli apparecchi automatici (stile bancomat, per intenderci). Questi ultimi permettono di acquistare, ma anche di vendere bitcoin.

Come tenere al sicuro le criptovalute

Una volta effettuato l’acquisto di criptomonete, i bitcoin appartengono a voi, ma possono essere custoditi sul conto della borsa cui vi siete rivolti per l’investimento, nel cosiddetto «wallet». In passato i portafogli delle borse sono stati oggetto di attacchi, per questo si consiglia di trasferire i bitcoin in un portafoglio personale. A questo scopo riceverete un codice univoco, che dovete memorizzare o segnarvi da qualche parte (se lo fate su dei dispositivi, questi dovrebbero preferibilmente essere offline). Ma attenzione: se perdete il codice, perdete anche il vostro denaro.

Che cosa succede se vengono persi dei bitcoin?

Il bitcoin è infatti una valuta al portatore e quando un utente perde il suo portafoglio, questo comporta rimuovere il denaro dalla circolazione. I bitcoin persi rimangono infatti nella block chain proprio come qualsiasi altro bitcoin; tuttavia, i bitcoin persi restano giacenti per sempre, perché non c’è alcun modo di trovare la chiave privata, che consentirebbe loro di tornare ad essere spesi. A causa della legge della domanda e offerta, quando ancor meno bitcoin risultano disponibili, quelli che restano avranno una maggiore richiesta e il loro valore aumenterà.

Criptovalute e sicurezza informatica

Più il valore dei bitcoin cresce, più aumento anche l’interesse nei loro confronti da parte degli hacker: benché la blockchain sia sicura, non è detto che lo sia, per esempio, il vostro computer. Per fare un esempio: il franco svizzero è una valuta difficile da manipolare, tuttavia ciò non impedisce ai ladri di rubarvi le banconote dal portafogli. I bitcoin sono cioè sicuri nella stessa misura in cui lo è il portafoglio virtuale. Ecco perché in Svizzera esistono addirittura delle speciali assicurazioni sulle criptovalute.

La regolamentazione e le lacune attuali

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Solo uno svizzero su dieci investirebbe in cripto

Secondo uno sondaggio condotto da Comparis.ch nel 2018, , l’11% degli svizzeri intende investire in bitcoin o altre criptovalute. Il 9% degli intervistati ha già acquistato bitcoin o altre criptovalute. Un altro 11 per cento ha dichiarato di volerci investire il prossimo anno. In questo secondo gruppo, tuttavia, è solo un 8 per cento ad attendersi un guadagno reale dalla valuta: il restante 92 per cento desidera semplicemente, nel corso del prossimo anno, sperimentare l’investimento nella criptovaluta.

I più aperti alla novità sono giovani e maschi

A voler acquistare criptovalute nel 2018 è soprattutto la giovane generazione. Una persona su cinque al di sotto dei 36 anni di età ha intenzioni di questo genere. Invece, quanto più si va in là con l’età, tanto più aumenta lo scetticismo nei confronti di investimenti in valuta digitale. Tra gli ultracinquantenni solo un 5 per cento desidera guadagnare da bitcoin e simili nel 2018, mentre nella fascia di età compresa tra i 36 ai 55 anni la percentuale arriva comunque a un 10 per cento. Anche la differenza tra i sessi salta all’occhio: se tra gli uomini è un 15 per cento a dichiararsi intenzionato ad acquistare criptovalute, tra le donne è l’8 per cento. La stessa discrepanza di genere emerge anche nella domanda relativa a eventuali investimenti già fatti in bitcoin o in altre valute digitali. Tra gli uomini, infatti, si è già comprato criptovalute il 13 per cento, mentre fra le donne un mero 5 per cento.

Chi è il nostro interlocutore Dario Pirella?

Di cosa si occupa Dario Pirella, che ci ha chiarito i rischi e i vantaggi legati all’investimento in criptovalute? Come è arrivato a conoscere le monete virtuali e a sapere come muoversi in questo mondo? Lo facciamo dire direttamente da lui nel video qui sotto.

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