Almeno una volta nella vita ad Auschwitz bisogna esserci stati. Sappiamo tutto di questo luogo del male. Abbiamo letto tanti libri e visto tanti film e documentari. Gli storici ci hanno detto quante persone sono state recluse e segregate lì, quante non ne sono più uscite. Un’enormità. Ma un conto è documentarsi da fuori, altra cosa è entrarci di persona. Almeno una volta bisogna provare il brivido storico di varcare il cancello d’entrata camminando lentamente sotto l’insegna «Arbeit macht frei». E poi di andare a Birkenau, percorrere la Bahnrampe, voltarsi e guardare in silenzio quel binario che sbuca dall’entrata sotto la torre di controllo. È un’esperienza angosciante. Vi si percepisce proprio il «nulla pieno di morte» (Primo Levi, La tregua). Non ci si capacita di quel che la mente e l’animo...

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