L’ha chiamata con il nome della figlia, ma sarebbe stato molto più onesto darle il suo nome. Perché il giocattolo messo sul mercato sessant’anni fa dalla Mattel, null’altro era che l’avatar (per dirla con un termine di oggi) della sua creatrice Ruth Marianna Mosko in Handler (1916-2002), una riproduzione in plastica di questa donna e del suo corredo di sogni, aspirazioni e certezze che prima di essere trasferite alla sinuosa bambola, ha sperimentato in prima persona. L’immagine di donna brillante, colta intraprendente ed emancipata suggerita nel corso degli anni da Barbie attraverso i suoi mille look e mestieri – il più delle volte lontanissimi ed in antitesi con l’immagine della donna «angelo del focolare» che andava per la maggiore negli USA ma anche in Europa – non era infatti un sogno,...

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