«Non ci saranno discriminazioni: proteggeremo i diritti delle donne. Garantiremo la sicurezza dei cittadini. Lasceremo lavorare i giornalisti. Non attenteremo alla vita di chi ha collaborato con il Governo precedente». Sono solo alcune delle promesse fatte dai talebani nei giorni seguenti la conquista di Kabul. Parole dolci, concilianti, che sembrano aver fatto presa sui Paesi occidentali. Forse ancora frastornati dalla rapidità con la quale lo stendardo bianco è tornato a sventolare nel Paese, sono in molti a non escludere a priori un dialogo con gli «studenti coranici».

Ma tra le belle dichiarazioni e la realtà dei fatti, v’è un mare di violenza: lo testimoniano i racconti che filtrano da una nazione, l’Afghanistan, resa folle dalla paura instillata dai talebani. Un terrore che spinge a sfidare...

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