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Il patto

L’incasso mancato finisce nel primo pilastro

Per ogni franco perso ne sarà versato uno a favore dell’AVS

Come rendere più accettabile la riforma fiscale ed evitare un secondo smacco in votazione popolare? Visto che la versione sonoramente bocciata nel 2017 non prevedeva compensazioni extrafiscali, il Parlamento ha deciso stavolta di abbinare agli sgravi un finanziamento aggiuntivo dell’AVS. Un compromesso che ha suscitato critiche ma senza il quale non ci sarebbe stato il consenso dei socialisti, all’origine del referendum che due anni fa aveva permesso di affossare la riforma.

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Quanto cala il gettito

Si stima che per Confederazione, Cantoni e Comuni la riforma provocherà all’inizio un minore incasso di 2 miliardi di franchi (cfr. pagina a fianco). Questa stima si fonda su un sondaggio effettuato nei Cantoni relativo ai loro piani di attuazione delle misure fiscali previste. A dire il vero, sul piano meramente fiscale Berna ci guadagnerebbe mezzo miliardo di franchi, ma poi dovrà versare a titolo di indennizzo ai Cantoni 1 miliardo, attraverso un aumento della quota parte sull’imposta federale diretta. Il saldo sarà quindi negativo per quasi 600 milioni. Per Cantoni e Comuni invece, le minori entrate fiscali sono stimate in oltre 2,4 miliardi, poi ridotti a 1,4 miliardi grazie al contributo federale. Il saldo complessivo negativo per gli enti pubblici ammonta quindi a circa 2 miliardi.

Il deterioramento

L’AVS oggi è confrontata ad un peggioramento della situazione finanziaria a causa dei cambiamenti demografici (ci sono sempre meno persone attive per un numero crescente di pensionati) e della diminuita redditività degli investimenti sui mercati finanziari. Il 2018 ad esempio ha chiuso con un deficit globale di 2,2 miliardi, per metà dovuto allo squilibrio fra proventi e rendite e per l’altra metà (1.233 milioni) dalle perdite patite a livello di investimenti. Dal 2014 ad oggi il primo pilastro ha chiuso il suo risultato di ripartizione (vale a dire la differenza fra le quote degli assicurati e i contributi federali da un lato e le rendite erogate dall’altro) sempre in rosso. Il passivo cumulato negli ultimi cinque anni è di 3,7 miliardi, attenuato grazie ai risultati positivi (fino al 2017) sul fronte dei redditi patrimoniali. Si stima che nel 2030 il deficit di ripartizione finirà per toccare i 7,5 miliardi. E che senza l’adozione di contromisure, dal 2021 al 2030 il deficit complessivo raggiungerebbe i 43 miliardi. Un importo che non potrà mai essere coperto con i redditi del patrimonio, pure lui destinato ad erodersi in mancanza di provvedimenti di risanamento.

Come funziona

Di qui la proposta di un finanziamento aggiuntivo per un importo dello stesso ordine di grandezza degli sgravi concessi. L’iniezione di 2 miliardi in più di franchi all’anno grazie alla riforma in votazione permetterebbe di rallentare il deterioramento del primo pilastro in modo preparare, questo almeno nelle intenzioni, una sua riforma strutturale. Le misure previste sono tre, una a carico di datori di lavoro e dipendenti, le altre due della Confederazione: 1) un aumento del tasso di contribuzione AVS di 0,3 punti percentuali. Significa che i dipendenti e i datori di lavoro verseranno lo 0,15% a testa in più, per un totale di 1,2 miliardi di franchi. Sono 40 anni che l’aliquota di contribuzione non viene toccata. Attualmente (dati del 2017) i contributi degli assicurati e dei datori di lavoro ammontano a più di 31 miliardi di franchi. 2) l’assegnazione all’AVS dell’intero punto percentuale IVA, riscosso dal 1999. Attualmente finisce nelle casse del primo pilastro lo 0,83% del cosiddetto percento demografico. Questa misura frutterà 530 milioni di franchi, che andranno ad aggiungersi ai 2,4 miliardi annui versati finora. L’AVS beneficia anche di un contributo di 272 milioni derivanti dalle tasse sulle case da gioco (ma questa fonte non è toccata dalla riforma). 3) l’aumento del contributo della Confederazione all’AVS dall’attuale 19,55 al 20,2% delle uscite dell’assicurazione. Per il primo pilastro questo significa altri 300 milioni di franchi. Nel 2017 il contributo della Confederazione è stato di 8,5 miliardi di franchi.

Un po’ di ossigeno

Questo finanziamento supplementare è destinato con gli anni ad aumentare. In primo luogo perché il totale delle quote cresce in funzione dell’evoluzione economica. Inoltre perché il contributo della Confederazione aumenterà con l’aumento delle uscite. Entro il 2030 il finanziamento aggiuntivo dovrebbe toccare i 2,4 miliardi. Nel periodo 2020-2030 l’AVS dovrebbe pertanto beneficiare di entrate supplementari dirette per un totale di circa 24 miliardi di franchi. Un importo che non copre interamente ma che riduce il deficit di finanziamento. La durata del beneficio è infatti limitata stando alle proiezioni dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (non ancora aggiornate dopo il pesante rosso del 2018). Il risultato di ripartizione dovrebbe chiudere nelle cifre nere per tre anni: +790 milioni nel 2020 (invece di un deficit di 1.204), +108 nel 2021 e + 247 nel 2022. Dal 2023 dovrebbe tornare in rosso e dal 2025 chiudere nuovamente con un passivo superiore a 1,5 miliardi. Quanto al capitale del fondo di compensazione, senza correttivi verrebbe interamente consumato entro il 2031. Con il solo finanziamento aggiuntivo invece, non accompagnato da altre misure, il fondo verrebbe prosciugato entro il 2035. Il Consiglio federale, in caso di approvazione del progetto, dovrebbe già presentare nel corso dell’estate un messaggio che prevede due interventi: l’aumento a 65 anni dell’età pensionabile delle donne un incremento dell’IVA, verosimilmente di 0,7 punti.

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