Fogli di carta che rievocano frammenti di vita. Emozioni. Speranze. Tra le mani abbiamo lettere ingiallite dal tempo, ma custodite con estrema cura. Sono le missive che gli italiani fuggiti in Svizzera durante la Seconda guerra mondiale inviarono alla signora Emilia Banchini, tra il ’42 e il ’45, per esprimere affetto e riconoscenza. È grazie a lei infatti che molti di quei rifugiati riuscirono a comunicare con i propri cari rimasti oltre confine. «Mia madre negli anni Quaranta si dedicava a un’attività illegale. Si era messa a disposizione come intermediaria tra chi era riuscito a scappare in Svizzera e i loro famigliari rimasti in Italia». Ce lo racconta suo figlio Gabriele Banchini, che ai tempi era solo un bambino. L’architetto, oggi in pensione, ci attende nel giardino di casa, a Ponte...

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