Un secolo fa, la notte del 23 marzo 1921, attorno alle 23, una violenta esplosione investì il Teatro Diana di Milano, gremito di spettatori per la rappresentazione della Mazurka blu di Franz Lehar. Una bomba, collocata da elementi anarchici individualisti, causò 21 vittime e decine di feriti. Lo sciagurato attentato ebbe l’effetto di favorire l’ascesa al potere di Mussolini, il quale trasse profitto dal «pericolo rosso» che terrorizzava la borghesia.

Eppure, l’episodio del Diana resta avvolto in una zona d’ombra così impenetrabile da essere classificato come il primo dei grandi misteri italiani contemporanei, paragonabile alla strage, altrettanto milanese, avvenuta in Piazza Fontana, il 12 dicembre 1969.Un fil rouge, quello della violenza politica di matrice sia nera sia rossa, che divampa...

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