Canad Cali ha 25 anni, ma per quello che ha vissuto potrebbe averne cento. Oggi, guida l'autobus in Onsernone dopo essere fuggito giovanissimo dalla Somalia e aver raggiunto la Svizzera attraverso una serie di peripezie. Ce l'ha fatta. L'idea era di andarlo ad incontrare a Vergeletto per ragioni che spiegheremo dopo. Invece fissa l'appuntamento a Viganello. «Le fa niente se andiamo a chiacchierare in moschea?» chiede. Perché dovrebbe? Ci spostiamo al centro islamico della Lega dei musulmani, dove una volta tolte le scarpe ci sediamo sul tappeto. Qualcuno mi offre un dattero. «Buono, da dove viene?». «Dalla Tunisia», rispondono. «Ora, aggiunge un tizio, se volete potete accomodarvi là in fondo, è l'angolo più fresco della moschea». L'intervista inizia tra signori che pregano scalzi, passeggiano col Corano fra le mani, si inginocchiano e salutano Allah. Canad Cali sembra felice: «È piacevole qui, vero? Ho scelto questo posto così posso onorare la mia religione». E forse, immagino, per farmi capire che ogni parola che ci uscirà di bocca sarà ascoltata dalle orecchie di Dio.

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