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l’esperto

«Neanche gli elicotteri si avvicinano troppo allo sperone della morte»

L’intervista al pilota di elicottero e guida alpina Maurizio Folini sulle ricerche in corso

Maurizio Folini, pilota di elicottero e guida alpina valtellinese, da anni effettua operazioni di soccorso in Nepal. Lo abbiamo intervistato.

Lei è esperto di soccorsi in elicottero, in particolare in Nepal: esistono differenze col Pakistan?

«In Nepal c’è un’aviazione civile e riusciamo ad operare più liberamente, in Pakistan esiste unicamente quella militare, che per i soccorsi si appoggia ad agenzie turistiche, le quali richiedono comunque l’utilizzo dell’elicottero militare. In questo periodo poi hanno ritardato gli interventi a causa delle tensioni tra India e Pakistan. L’anno scorso è avvenuta una tragedia simile sul Nanga Parbat, sono stato coinvolto dall’esercito pakistano, i piloti mi hanno chiesto telefonicamente delle dritte su come eseguire i soccorsi in alta quota. Si comincia a dialogare, ma purtroppo c’è ancora tanta strada da fare per arrivare a un servizio di elisoccorso professionale e standardizzato. I piloti pakistani sono certamente dei professionisti, ma naturalmente manca il know how sull’elisoccorso vero e proprio. Abbiamo iniziato a fare della formazione, in Nepal abbiamo raggiunto ottimi risultati rispetto al Pakistan»

Soccorritori più esperti avrebbero trovato Nardi e Ballard?

«Non penso che la preparazione dei soccorritori abbia influito sulle ricerche, se Daniele e Tom sono stati travolti da una valanga come si dice. Quando partiamo per un soccorso non ci viene mai in mente la frase “Non c’è speranza”. Noi andiamo lassù con l’idea di portare in salvo tutti. Poi ci adeguiamo alla situazione che troviamo. Se è drammatica si agisce di conseguenza».

Come si effettua un’operazione di soccorso a quote così elevate?

«Bisogna sapere esattamente cosa fare e conoscere bene l’ambiente. Io sono una guida alpina questo è un grande vantaggio sotto la veste di pilota. Fondamentale è la logistica: a quelle quote si arriva sono con l’elicottero leggerissimo. Va tolto tutto quello che non serve, persino i sedili. L’operazione inoltre va iniziata con il carburante necessario, e si lascia la scorta al campo base. Da lì si parte con carburante per 15-20 minuti di volo, più la riserva. Se il primo tentativo va a vuoto, si va a fare rifornimento al campo base, poi si torna in quota. La vera incognita per questi interventi è la “finestra temporale” giusta: bisogna partire nel momento esatto. Si resta in attesa al campo base , bastano anche solo 20 minuti di tempo buono per partire. Prima comunque bisogna acclimatarsi al campo, anche se si utilizza l’ossigeno. È fondamentale essere pronti al 100%, sia fisicamente, sia a livello mentale, anche l’elicottero e l’equipaggiamento devono essere perfetti. In Nepal utilizziamo gli sherpa, formati proprio per fare queste operazioni. Loro sono al campo base, sempre acclimatati. A quelle altezze si può portare una sola persona: si lascia il soccorritore in quota e si porta via il ferito. Se il tempo cambia e non si può tornare a prendere lo sherpa, lui è comunque in grado di resistere, mettendosi al riparo. Il team è fondamentale. Penso che il modello imparato sulle Alpi andrebbe esportato a quote più elevate, ovviamente con le dovute modifiche».

«Neanche gli elicotteri si avvicinano troppo allo sperone della morte»

Ci racconti un salvataggio particolarmente complicato:

«Ne ho fatti veramente tanti. Ne racconto uno recente, che ricordo bene: una signora svedese è rimasta bloccata a 8.200 metri sul Makalu. La donna è stata colpita da cecità temporanea, causata dai raggi ultravioletti ad alta quota. Non riusciva più a vedere niente, era esausta e doveva scendere. Con lei c’era uno sherpa non molto esperto. Dopo la prima chiamata di soccorso ci siamo resi conto che i due erano ad una quota maggiore di quella segnalata, ed era dunque impossibile raggiungerli, anche perché c’era molto vento. Al terzo giorno è arrivata una tempesta e non abbiamo potuto volare. Lì ho pensato il peggio, visto che non con il bel tempo erano riusciti a scendere solo di 300 metri. Al quarto giorno sono arrivati al punto concordato: lì sono riuscito ad arrivare e li ho recuperati. La mia testardaggine è stata premiata».

I corpi di Nardi e Ballard verranno ritrovati a breve?

«Difficile. Alex Txikon sta scalando lo sperone parallelo al loro, è decisamente più sicuro per quanto riguarda le valanghe. Ma la zona è talmente vasta che è complicato fare previsioni. Sta usando anche un drone (uno è andato perso durante le ricerche, ndr). I soccorritori con gli elicotteri non possono avvicinarsi allo sperone dove si sono perse le tracce di Daniele e Tom: potrebbe scendere una valanga in ogni momento».

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