Nixon, l'uomo che non mollava

A cent'anni dalla nascita un profilo del presidente sconfitto solo dal Watergate

Di sé, nel momento più drammatico della sua carriera politica, ossia nel discorso con cui annunciava le dimissioni, aveva detto: «I have never been a quitter», che si può tradurre con «non sono uno che molla facilmente». Nessuna definizione può calzare meglio di questa, per ricordare Richard Nixon, controverso e discusso trentasettesimo presidente USA, di cui ricorre il centenario della nascita. Nixon fu soprattutto un combattente spregiudicato, l?idealtipo dell?uomo politico allo stato puro, di quelle figure che gli studiosi dell?arte di governare vorrebbero porre sotto le lenti del loro microscopio per carpirne la segreta cifra antropologica. Se l?uomo politico, tipicamente, lotta per conquistare, estendere e conservare il potere, allora Nixon, in tal senso, merita come pochi altri un posto di primo piano nella galleria dei più machiavellici uomini di Stato del Novecento.Richard Milhous Nixon nacque a Yorba Linda, una cittadina della California, il 9 gennaio 1913. Sebbene lo si ricordi principalmente – ed è inevitabile – come l?unico presidente americano che si sia dimesso, travolto dallo scandalo Watergate, in verità a lui si legano alcuni degli eventi epocali del secolo trascorso: dallo sbarco sulla Luna, nel luglio del 1969, ad alcuni decisivi passaggi della distensione internazionale, contrassegnati, ad esempio, dalla fondamentale normalizzazione dei rapporti con la Cina comunista. E la sua caratura politica, sul piano storico, dovrebbe essere misurata tenendo conto dei risultati raggiunti sotto la sua presidenza, senza per questo sottacere l?eccezionale gravità del caso Watergate. Chi scrive, non può non sottolineare lo stupore che lo ha assalito, ogni volta che gli è capitato di rivedere le immagini dei trionfi elettorali di Nixon. Quanto di lui si diceva, a proposito della sua libido di comando, lo si ritrova nei filmati di repertorio, in cui si vede il presidente americano, letteralmente, dimenarsi per la felicità, scuotendo e agitando le braccia, il viso trasfigurato dalla gioia, proteso verso la folla: ecco, sono immagini che narrano, come meglio non si potrebbe, e cioè attraverso la comunicazione non verbale, l?impetuosa brama di potere, la sfrenata ambizione di un uomo, che oggi, a un giudizio distaccato, ci appare grande e, insieme, infinitamente piccino.Richard Nixon amava definire la sua distensione con un aggettivo: «ferma». Nel senso che il suo approccio di disgelo nei confronti dell?altra superpotenza, quella sovietica, non fu mai arrendevole. In un?intervista al giornalista italiano Carlo Mazzarella, pubblicata sul Giornale di Montanelli, il 10 dicembre 1982, ossia in piena era reaganiana, così l?ex presidente ebbe ad esprimersi: «Ora, intendiamoci: io non sono una colomba, io sono un falco. Attenzione: sono un falco; ma non un super falco. E i super falchi dicono che non dobbiamo avere nessun contatto con l?Unione Sovietica, ma anzi che dobbiamo annientarla economicamente. La mia esperienza mi dice, invece, che dobbiamo sì essere forti militarmente, ma che l?Unione Sovietica economicamente annientata sarebbe pericolosissima proprio perché cercherebbe di superare i disastri interni con avventure militari pericolose».

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