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Orologeria

Per Swatch un consolidamento a livelli elevati

Nel primo semestre fatturato in flessione del 4,4%, ma gioca l’effetto base - Kever: «Sul futuro rimaniamo positivi» - Pesenti: «Il settore si sta riprendendo, nel 2018 creati 3 mila posti»

LUGANO - Swatch nel primo semestre ha registrato un consolidamento a buoni livelli, con un fatturato in calo del 4,4% (-3,7% senza gli effetti dei cambi) a 4,08 miliardi di franchi. Tuttavia, il confronto viene fatto con la prima metà dell’anno scorso, quando i risultati erano stato particolarmente forti.

A livello operativo l’EBIT (utile prima di interessi e tasse) Swatch ha subito una contrazione del 13% a 547 milioni e il margine di 1,3 punti percentuali al 13,4%, si legge in un comunicato di Swatch, che controlla fra l’altro i marchi Breguet, Omega, Tissot e Rado.

L’utile netto ha raggiunto i 415 milioni, contro i 468 milioni del primo semestre 2018 (-11,3%). In calo anche gli effettivi, scesi tra fine dicembre e fine giugno di circa 300 unità a 36.800.

Malgrado il calo, i risultati del primo semestre sono stati giudicati positivamente dagli investitori. Infatti il titolo ha terminato in rialzo del col titolo del lusso salito del 5,91% a 306,50 franchi. Peraltro, i dati sono superiori alle attese degli analisti contattati dall’agenzia AWP, che si aspettavano un EBIT di 529 milioni e un utile di 405 milioni. Gli esperti puntavano tuttavia su un fatturato leggermente superiore (4,16 miliardi).

Il gruppo guidato dal CEO Nick Hayek rimane fiducioso per l’esercizio in corso e, «grazie alla buona domanda proveniente dai mercati più importanti» e alle cifre deboli della seconda metà del 2018, si aspetta una forte crescita. Ma qual è l’opinione degli analisti?

Ottimismo sul secondo semestre

«Fondamentalmente - nota Sascha Kever, gestore patrimoniale della PKB di Lugano - i grandi titoli del settore orologiero in Svizzera (Swatch e Richemont, ndr) non ci dispiacciono. Swatch in questo momento gode di maggiore interesse fra gli investitori, ma bisogna essere consapevoli che il secondo semestre potrà essere volatile, e quindi bisogna prepararsi a qualche oscillazione sul corso azionario».

«Per quanto riguarda i risultati di Swatch - rileva - hanno avuto una buona accoglienza in Borsa. Infatti il confronto rispetto alle stime degli analisti è stato positivo, come pure è stato incoraggiante il fatto di essere riusciti ad avvicinare i risultati di un anno prima. Inoltre, nel settore del lusso, storicamente il secondo semestre dell’anno è quello più importante, sia a livello di cifra d’affari, sia di utile. Si può quindi essere cautamente ottimisti pensando ai risultati di tutto l’esercizio».

«Un aspetto interessante - illustra Kever - è stata la scelta di tagliare tutti quei distributori che secondo Swatch riforniscono il mercato non ufficiale, un fenomeno che da tempo danneggia il settore del lusso. Questa scelta evidentemente ha un peso sulla cifra d’affari nel corto termine, ma dovrebbe avere una ripercussione positiva nei prossimi anni. Ai livelli attuali Swatch è uno dei titoli fra i più interessanti del mercato svizzero per chi ha un orizzonte di investimento sufficientemente lungo».

L’incognita di Hong Kong

«Per l’intero settore dell’orologeria - conclude - il 2. semestre dovrebbe essere positivo anche perché lo scorso anno quel periodo era stato contraddistinto da una contrazione, non da ultimo a causa dei timori legati ai dazi. Rimane al momento un po’ di tensione ad Hong Kong – un importante mercato per il lusso - dove le proteste in atto sicuramente condizionano in parte le vendite, ma si presume che la situazione possa rientrare in tempi non eccessivamente lunghi».

Perse quote di mercato

Anche la banca Vontobel ha comunicato le sue previsioni su Swatch. Per l’analista René Weber, le vendite del primo semestre erano inferiori alle attese: con un declino del 4,9% nel settore orologi e gioielleria il gruppo ha chiaramente perso quote di mercato. Infatti il settore orologiero nel primo semestre ha registrato un aumento dell’export pari al 4%.

«Visto un debole secondo semestre del 2018, ci si può aspettare un miglioramento delle vendite, ma per l’insieme dell’anno una crescita positiva rimane un obiettivo ambizioso. Noi abbassiamo la nostra stima sull’EPS (utile per azione, ndr) del 5% e confermiamo il nostro giudizio Hold (tenere, ndr)», ha scritto René Weber in una nota.

Dal canto suo, Oliviero Pesenti, presidente dell’Associazione ticinese industrie orologiere (ATIO), si dice ottimista sull’evoluzione del settore. «Dopo un periodo di difficoltà - chiarisce - l’industria orologiera elvetica si sta riprendendo, anche se questo non vale per tutti i marchi e se non c’è una crescita a due cifre. Noi speriamo che per la per il prossimo anno si continui con questo trend».

«La ripresa - nota - si sta sentendo anche a livello di occupazione. Basti pensare che nel 2018 l’industria orologiera svizzera ha creato ben 3 mila posti di lavoro. E questo anche se la situazione rimane ancora difficile, fra guerre commerciali e tensioni geopolitiche».

«Ora, dopo un periodo difficile - conclude - il mercato sta vivendo una ripresa ‘naturale’, grazie per esempio ai mercati asiatici e americano, mentre per contro l’Europa ristagna. Inoltre c’è un altro aspetto importante, che è quello dell’e-commerce, che permette ai clienti di costruire il proprio prodotto. A questo si aggiungono nuove modalità di vendita, come i contratti di leasing, che portano più persone a comprare orologi».

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