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Futuro da scrivere

«Persa una generazione,
ci rifaremo con i giovani»

La federazione svizzera di bob, skeleton e slittino sta ricostruendo i ranghi rossocrociati partendo dagli juniores - La parola al presidente Jürg Möckli

Che sarà stato? Una congiunzione astrale favorevole? Oppure, più concretamente, il primo botto di un giovane talento in un’ancora giovanissima carriera ai massimi livelli internazionali? Fatto sta che forse abbiamo assistito alla nascita di una futura stella del bob rossocrociato e mondiale. Era il 26 gennaio ed eravamo saliti all’Olympia Bob Run di St. Moritz-Celerina per parlare della difficile situazione in casa svizzera con Jürg Möckli, presidente di Swiss Sliding, la nostra federazione di bob, skeleton e slittino. E proprio quel giorno ecco che il ventunenne pilota Michael Vogt e il ventiduenne frenatore Sandro Michel nel due sfiorano il podio nell’appuntamento engadinese della Coppa del mondo. E Jürg Möckli è raggiante, perché è il primo frutto di un difficile e impegnativo rinnovamento dei ranghi.
Swiss Sliding – con il ritiro dalla scena di affermati piloti quali Beat Hefti, Rico Peter e Clemens Bracher – dalla sera alla mattina o quasi si è vista confrontata con un buco generazionale non da poco. Anche perché per formare e crescere nuovi piloti ed equipaggi ci vuole tempo, quantificabile in alcune stagioni. Bobbisti, infatti, non ci si improvvisa e occorrono anni per affinare guida, corpo e mente, se l’obiettivo è di tornare a rivaleggiare ad armi pari con l’élite. Tanto che si è juniores sino a quando non si compiono i ventisei anni.

Il mondo dei bobbisti è sempre una grande famiglia

«Il bob è il secondo sport in cui la Svizzera, dopo lo sci alpino, ha conquistato più titoli e medaglie in tutta la storia delle Olimpiadi moderne», ricorda innanzitutto Möckli, mentre nell’area di partenza dell’Olympia Bob Run intravediamo assi del passato quali l’ora settantaduenne Erich Schärer, il sessantaseienne Ekkehard Fasser e e il settantaquattrenne Hans Hiltebrand. Gente, per intenderci, che ha capitanato equipaggi capaci di mietere titoli sia alle Olimpiadi sia ai Mondiali e ai campionati europei. Insomma, vere e proprie leggendi viventi dello sport svizzero e non solo. «Vederli ancora qui in quella che è la culla del bob (sport che è nato proprio a St. Moritz nell’ultimo decennio dell’Ottocento, ndr.) fa indubbiamente piacere, perché questi campioni del passato confermano che il mondo dei bobbisti è sempre una grande famiglia», sottolinea allora il numero uno di Swiss Sliding. Langen è l’asso nella manica Intanto, però, all’appello manca una generazione, dopo il ritiro dei big del passato più recente... «E forse potremmo anche dire una generazione e mezza se non addirittura due. Sono stato eletto alla testa della federazione nel giugno del 2015 e la prima constatazione, per quanto già lo sapessi, è che non c’era un vivaio, verosimilmente perché bene o male sulla scena, nel corso degli anni, almeno un valido pilota e più frenatori di razza la Svizzera li ha sempre avuti. Allora, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo anche ingaggiato Christoph Langen quale allenatore della Nazionale juniores. E non è una cosa da poco, visto che il cinquantasettenne tedesco è stato una stella di prima grandezza a livello assoluto nel nostro sport, con un bottino personale, da frenatore e poi pilota, che contempla due titoli olimpici, otto mondiali e sette europei, più altre tredici medaglie ai massimi livelli internazionali».

Con Langen lavoriamo su tutto l’arco dell’anno

Jürg Möckli – che ha 54 anni e i primi passi da bobbista li ha mossi per i colori del Bob club Lugano – si interrompe un attimo per salutare Ekkehard Fasser, dopodiché riprende il filo del discorso. «Con Langen ci siamo messi a lavorare lungo tutto l’arco dell’anno, curando a fondo la preparazione fisica nei mesi senza ghiaccio e quindi in pista. Il tutto senza scordare conoscenza e preparazione del materiale, poiché i bob sono pur sempre dei mezzi in grado di sfrecciare a velocità che sfiorano i 150 chilometri orari. Adesso possiamo contare su venticinque-trenta elementi, sei dei quali molto forti. Come per esempio Vogt e Michel, che abbiamo appena visto sfiorare il podio in Coppa del mondo, firmando un quarto posto assolutamente da incorniciare, poiché in questo contesto Michael ha iniziato a gareggiare solo lo scorso mese di dicembre. Credo proprio che abbiamo imboccato la strada giusta con il nostro progetto, il cui primo obiettivo è di tornare a conquistare almeno una medaglia alle Olimpiadi invernali del 2022 a Pechino». Il che non è certo un miraggio, aggiungiamo noi, perché ai Mondiali juniores di inizio febbraio Michael Vogt, Alain Knuser, Silvio Weber e Sandro Michel hanno staccato il bronzo nella gara del quattro sulla pista tedesca di Königsee.

Il mirino è puntato sulle Olimpiadi del 2022 a Pechino

Quella del bob è una disciplina sportiva costosa ed è facilmente intuibile che sia così. I mezzi costano svariate decine di migliaia di franchi, senza poi contare tutte le spese che si sostengono durante la stagione e non solo. Quindi, quanto ha messo sul piatto Swiss Sliding per il suo progetto di ricostruzione dei ranghi rossocrociati? «Il mirino, per quel che riguarda i giovani, è puntato su Pechino 2022. Però abbiamo già messo sul piatto quattro milioni di franchi da utilizzare per bobbisti e specialisti dello skeleton da qui all’appuntamento che ci attende nel 2020, ossia i Giochi olimpici della gioventù ospitati dalla Svizzera, con Losanna quale centro nevralgico. Per bob, skeleton e slittino si gareggerà sull’Olympia Bob Run di St. Moritz-Celerina e quindi punteremo al bersaglio grosso già in quest’occasione. Dopo di che speriamo di poterci ripetere alle Olimpiadi in Cina, pur se sappiamo che i giovani fra tre anni si dovranno confrontare con vecchie volpi, gente che può già vantare una grandissima esperienza». Quando si devono allestire budget importanti non si può non contare sugli sponsor: come è con quelli di Swiss Sliding, dopo il ritiro dalle competizione di grandi come Beat Hefti e compagnia? «Di grandi risultati non ne abbiamo più ottenuti ai massimi livelli internazionali ma gli sponsor ci sono rimasti fedeli, perché il bob e lo skeleton sono pur sempre discipline che non solo affascinano, ma hanno pure contribuito a scrivere molte delle più grandi pagine dello sport svizzero. Insomma, malgrado il buco generazionale in cui siamo piombati, gli sponsor credono ancora in noi, cosa che vale sia per il presente sia e soprattutto per il futuro. Tanto che ne abbiamo acquisiti anche di nuovi, a iniziare dalla banca zurighese Julius Bär. Da questo punto di vista, quindi, non mi preoccupo, pur se è vero che le somme investite per cercare di tornare ai fasti del passato sono molto importanti, anche perché la gran parte dei quattro milioni di franchi di cui ho già detto sono destinati ai giovani del vivaio che viene seguito da Christoph Langen». Ecco dunque che Jürgt Möckli guarda al futuro con fiducia, sperando nel contempo che le nuove leve riescano a farci rivivere giorni grandi come quelli regalati da Ekkehard Fasser, Hans Hiltebrand e i loro compagni d’avventura. O magari come il più grande di tutti i rossocrociati, quell’Erich Schärer che fra bob a due e a quattro si è fregiato tra il 1976 e il 1980 di una medaglia d’oro, due d’argento e una di bronzo alle Olimpiadi, mentre ai campionati del mondo, a partire dal 1971 e fino al 1982, è salito sette volte sul gradino più alto del podio, tre sul secondo e quattro sul terzo.

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