La Monteforno è morta nel 1994 ma il suo fantasma tormenta ancora la Leventina, ricordandole un periodo florido, quando l’industria pesante trainava l’economia e attirava in Ticino lavoratori d’ogni dove (soprattutto dall’Italia, Sardegna in testa, da Polonia, Ungheria, ecc.). «L’azienda era una miniera d’oro negli anni del boom economico», afferma Gildo Ducoli, elettricista di Bodio alle dipendenze dell’acciaieria per oltre 40 anni. «Ha dato da vivere a tutti. A stacanovisti e fannulloni, a santi e avanzi di galera ubriaconi. Alla Monteforno giravano salari tra i più alti del cantone, per i lavoratori non qualificati. Anche se non eri tra i più svegli guadagnavi 4.000 franchi al mese». Poi è cominciata la crisi e i licenziamenti. «Sono stato io, insieme ad un collega di Biasca, a togliere...

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