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Quei rintocchi sopra i tetti che ti entrano nel cuore

Il campanaro di Golino suona ancora "a mano" le campane: "Il bello è che si può diffondere nell'aria il proprio stato d’animo"

Quando ancora gli orologi da polso - figuriamoci i più moderni smartphone presenti oggigiorno nelle tasche di tutti - erano solo un lontano miraggio tecnologico, a ritmare le giornate della comunità erano le campane. I loro solenni rintocchi, oltre a indicare l'ora, scandivano i momenti religiosi e gli avvenimenti più significativi per il paese: dai matrimoni ai battesimi sino al decesso di un cittadino. Una tradizione che per centinaia di anni ha segnato la nostra storia ma che oggi, complici le nuove tecnologie, sta scemando in tutto il mondo così come in Ticino. Quanti di noi, infatti, possono dire di saper riconoscere il preciso significato dei rintocchi campanari? Quanti conoscono l'antica arte di suonare «a mano» questi particolari strumenti? A pochi giorni dalla Pasqua - giornata per eccellenza degli scampanii in terre culturalmente cristiane - ci siamo recati a Golino e Intragna, caratteristici villaggi delle Centovalli, terra dove certe antiche tradizioni non sono ancora scomparse, per conoscere e raccontarvi la storia di due particolari campanili distanti pochi chilometri l'uno dall'altro.

Il nostro viaggio inizia a Golino, un caratteristico paesino di poche centinaia di abitanti alle porte delle Centovalli. Al centro di questo piccolo borgo si trova una bella chiesetta dedicata a San Giorgio - dopo Muralto la seconda più antica del distretto del Locarnese - la cui costruzione risale all'inizio del tredicesimo secolo. Nella piazzetta di fronte alla Chiesa incontriamo Patrizio Zurini, il campanaro, nato e cresciuto proprio qui, che con passione e dedizione tutti i giorni entra nel campanile per suonare il suo strumento prediletto: le campane. Golino è uno dei rari luoghi in Ticino in cui vengono ancora suonate a mano. Nel corso degli anni le classiche corde e tastiere usate in passato sono state sostituite con più moderni sistemi elettrificati. «Si tratta di una tradizione di famiglia», ci spiega Zurini. «Ho cominciato a salire sul campanile a sette anni. Seguivo il papà e quando l'ho perso ho continuato con questa usanza. Anche mia mamma fino a 90 anni veniva a suonare. È un mestiere che va un po' rubato, e io l'ho appreso da mio padre. Osservandolo ho imparato le melodie a memoria, senza spartito».

Il presepe pasquale Entrando nella chiesa, Zurini ci mostra innanzitutto un'altra particolare tradizione oggi poco presente nel nostro territorio: il presepe pasquale. Il campanaro lo sta preparando minuziosamente con raffigurazioni dei principali momenti della Passione di Cristo. Ma prendiamo subito la direzione del campanile. Sessantacinque gradini distribuiti su diverse rampe di scale praticamente verticali permettono di raggiungere in poco tempo la sua sommità, dove si trova anche la tastiera in ferro che con un sistema di catene permette, appunto, di suonare le cinque campane presenti e le corrispondenti note: Do, Re, Mi, Fa e Sol. «Sembrano poche, ma con solo cinque note posso suonare moltissimi motivi», ci spiega il nostro interlocutore una volta giunti in cima al campanile. «Ho una lista di tutte le canzoni che conosco a memoria, ovviamente quelle religiose, ma anche profane e Rock, sino a quelle folcloristiche ticinesi che rispolvero per occasioni particolari». Sulla lista possiamo infatti trovare anche Madonnina dai riccioli d'oro, la Verzaschina e alcune canzoni dei Gotthard o di Adriano Celentano. «Ma bandiera rossa non la suoniamo», ci dice ridendo. «In passato avevo invitato Steve Lee per fargli sentire One Life, One Soul. Mi scrisse che sarebbe venuto molto volentieri, ma poi purtroppo le cose sono andate come sono andate».

Per scacciare le tempeste Quando in particolare viene a suonare le campane? Chiediamo al campanaro. «Vengo tutti i giorni: apro la chiesa alle 6:45 e suono l'Ave Maria per l'apertura della giornata, a mezzogiorno invece c'è mia sorella perché io lavoro, e infine la sera alle otto suono nuovamente prima di chiudere la chiesa. Tuttavia, per tradizione in occasione della Pasqua, dal giovedì santo alla domenica mattina, non suoniamo». Decisamente un grosso impegno che chiede molta dedizione e che oggigiorno non tutti sono disposti a fare. Ma un impegno che, osservando la passione di Zurini per questo strumento, è più che disposto a prendersi. «Le campane sono un punto di riferimento della nostra vita – prosegue il nostro interlocutore -. Ci annunciano le belle e le brutte notizie. Ad esempio, quando purtroppo muore qualcuno salgo sul campanile per suonare e, in questo caso particolare, è importante distinguere il numero dei rintocchi: nove per un uomo e sette per una donna. Anche quando è annunciata una tempesta è importante suonare, perché, secondo l'usanza popolare, le onde prodotte dal suono delle campane allontanano il brutto tempo. I più anziani, mi ricordo, dicevano sempre: "Mi raccomando suona altrimenti mi rovina il raccolto della vigna"».

La ricarica dell'orologio Se le campane vengono suonate a mano, il campanile di Golino negli ultimi anni ha, però, perlomeno elettrificato il suo orologio. «In passato – spiega Zurini - ogni settimana la domenica prima della messa dovevo venire a ricaricare il pesante meccanismo: era la mia palestra», ci dice scherzando. «Oggi invece ogni dodici ore si ricarica automaticamente. Cambia da solo anche dall'ora solare a quella legale e l'ora esatta viene regolata da un impulso satellitare che viene da Francoforte». Insomma, un po' di tecnologia non fa male neanche al campanile di Golino. A questo proposito gli chiediamo cosa pensi del fatto che la tradizione di suonare le campane a mano si stia perdendo. «È un peccato che questa usanza ticinese stia pian piano scemando. Tuttavia c'è ancora molto interesse. Spesso e volentieri in occasioni speciali, come a Natale, molte persone mi chiedono di poter venire a vedere e tanti genitori portano i bambini». Infine chiediamo a Zurini la domanda più ovvia. Perché proprio le campane? «Il bello di questo strumento è che si può letteralmente diffondere nell'aria il proprio stato d'animo. Adeguando ad esempio il ritmo; lento, veloce... È bellissimo, è come un concerto per tutta la valle. Come mi è stato insegnato da un importante pianista, la musica, con qualsiasi strumento, va suonata con il cuore».

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