LUGANO - Testa china, sguardo fisso e le dita che si muovono frenetiche sullo schermo. Li si vede smanettare al ristorante, alla fermata del bus o ancora al campetto, assieme agli amici. Il pallone abbandonato in un angolo. A prendere il suo posto sono stati i videogiochi, ormai accessibili dal proprio telefonino e con grafiche sempre più accattivanti. Tanto che, tra i più giovani, c’è chi non riesce a farne a meno. E di fronte a questa situazione molti genitori si sentono chiusi in una morsa. Da un lato c’è la volontà di educare i figli ad un uso consapevole di smartphone e videogiochi, con quella componente un po’ protettiva che viene naturale quando si diventa mamma o papà. Dall’altro, c’è il senso di colpa. Il rimorso per aver negato al proprio figlio quella «mezz’ora in più di gioco» e...

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