Nei locali in via Borromini 13 si incontrava un’umanità varia per provenienza geografica e sociale, accomunata dal famoso «incidente» e da una famiglia riluttante ad accettarlo. In particolare, dai documenti ingialliti e inediti dei primi decenni d’esistenza dell’istituto spuntano storie di ragazze d’oltreconfine venute nel Cantone per lavoro (donne di servizio, cameriere, ecc.) ma anche di giovani donne ticinesi mandate a Lugano per partorire e ospitate in collina per calmare gli animi, contenere ed attenuare lo «scandalo». Tutte – senza distinzioni di sorta – venivano accolte da padre Aurelio che ogni giorno saliva dal convento di Lugano per fare loro compagnia, dar loro sostegno ed occuparsi delle faccende amministrative. «È stato un pioniere e un visionario», afferma Lisa Ciocco-Cavalleri,...

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