Gli stereotipi negativi sulla donna emersi nei trattati del Settecento dovevano essere radicati anche nel neonato Ticino se li troviamo plasticamente realizzati nei personaggi femminili di una pièce scritta e pensata per il pubblico cantonale, «La baronessa immaginaria. Burletta per musica in due atti da rappresentarsi nel Teatro di Lugano per la fiera dell’anno 1808» stampato nel medesimo anno da Francesco Veladini. Nella seconda scena troviamo ad esempio Ernestina, perfetto prototipo della donna sciocca, vanitosa e avida: «Più mi guardo e più piaccio a me stessa - dice l’attrice, che vuole accasarsi con un uomo di rango nobile, un Marchesino. «Non importa - aggiunge - che il marito poco piaccia agl’occhj miei, se mi sazia l’appetito d’acquistar la nobiltà». Non meno infida appare Lisetta,...

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