Per raccontare la storia del lupo bisogna partire dalle parole. Le nostre parole, che contano sempre e tendono ad avere ripercussioni sui fatti. «In bocca al lupo», si diceva una volta. E si dice ancora. Quando si augura fortuna si invocano le fauci dell’animale simbolo della paura. Lo stesso che abbiamo imparato a conoscere sin da bambini, leggendo le fiabe o guardando i cartoni. Un animale dal quale, tuttavia, possiamo salvarci. Con una replica secca, immediata, apotropaica: «Crepi». E, sottinteso, con la nostra intelligenza di umani.

Le parole, però, cambiano. Perché cambiano i pensieri. E i modi di esprimerli.

«In bocca al lupo» è rimasto. Ma la risposta è diversa. Sempre più spesso, soprattutto tra i ragazzi, si preferisce augurare lunga vita all’animale. Si inneggia a esso, persino: «Viva...

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