Il filosofo Luca Grion ha scritto un libro sulle virtù del corridore ispirandosi a un santo in sovrappeso e ad Aristotele. Entrambi hanno molto da dire a chi ogni mattina si sveglia e comincia a correre.

C’è tanto Tommaso d’Aquino (1225-1274) in questo libro. Era soprannominato «bue muto», a indicare l’indole mite e la stazza enorme. Un runner improbabile. Cosa c’entra la sua filosofia con la corsa?

«Ho giocato con questi contrasti. Certo, sia per indole che per fisico, Tommaso d’Aquino è il meno atletico tra i filosofi; ciò nonostante la sua filosofia e il suo modo di guardare all’umano regalano, ancor oggi, chiavi di lettura molto interessanti. Mi sono chiesto, allora, che cosa un frate del XIII secolo potrebbe insegnare ad un runner del nuovo millennio».

Lei scrive che ci sono tre ragioni...

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