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Tra allievi e direttore una sfida a muso duro

IL SESSANTOTTO IN TICINO - Esattamente 50 anni fa l'occupazione alla Magistrale di Locarno - I ricordi di Sergio Cavadini, che allora era portavoce degli studenti

LOCARNO - Avete presente quei ragazzi magri e seri che non li sposti neanche con una cannonata? Osservando lo scorrere della pellicola in bianco e nero del servizio del "Regionale" del 12 marzo 1968, uno di loro si materializza sotto i nostri occhi. Capelli neri e lucidi, un accenno di peluria sopra le labbra, occhiali di tartaruga, giacca, cravatta e portamento composto (l'esatto contrario del mitico capellone) è un determinatissimo Sergio Cavadini, che all'epoca ebbe l'onere e l'onore di farsi portavoce dei rivoltosi della Magistrale di Locarno. A 50 anni esatti dall'occupazione dell'aula 20, l'episodio clou del Sessantotto ticinese, l'abbiamo intervistato.

Sergio Cavadini lei era il portavoce degli studenti rivoltosi. Come era stato designato a quella carica e quali erano le vostre rivendicazioni precise?«Era assolutamente necessario esternare le nostre richieste, frutto di tanti scritti e tante discussioni molto franche e aperte che si svolgevano nel corso delle riunioni tenute prima durante e dopo l'occupazione. Probabilmente, nel contesto creatosi, sono risultato essere la persona "giusta" per fare da portavoce, cosa che ho poi fatto comunicando quello che comunque era sempre il frutto deciso democraticamente dai protagonisti dell'occupazione. Si chiedevano in particolare più democrazia nella gestione della scuola, più partecipazione, meno nozionismo, maggior apertura nei confronti di visioni innovative che stavano emergendo dappertutto».

L'intervista completa e l'approfondimento sul Corriere del Ticino in edicola oggi, alle pagine 2-3.

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