A Mosca faceva freddo, quella sera. Molto freddo. La temperatura era preceduta dal segno meno. Nevischiava, tanto per cambiare. Alle nove spaccate, la sigla del telegiornale Vremja entrò nelle case dell’Unione Sovietica. Come sempre. Eppure, nell’aria c’era qualcosa di diverso. Senza necessariamente scomodare gli Scorpions e la loro Wind of Change, da tempo non si parlava d’altro. Del cambiamento, appunto. Di più: l’attesa per il tiggì, il 25 dicembre 1991, era spasmodica. Perché Mikhail Gorbaciov avrebbe parlato alla nazione. Il presidente fu impeccabile. Fissò la luce rossa della telecamera, raccolse e organizzò i suoi pensieri con dignità. Quindi esclamò: «Nell’attuale situazione determinatasi nel Paese, io pongo fine alle mie funzioni di presidente dell’URSS».

Il Paese cui faceva riferimento...

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