Cosa succede quando dei soldi depositati su conti bancari svizzeri non vengono più reclamati? Be’, di solito restano lì e vengono custoditi fino a che i legittimi proprietari non tornano a rivendicarli. A volte, però, questo non succede come era stato il caso per i fondi dell’Olocausto, una questione attorno alla quale, negli anni, sono nate tante polemiche in Svizzera e all’estero. Fino a quando non è stata trovata una soluzione sufficientemente diplomatica per la gestione di questo denaro depositato su conti chiamati «dormienti», ma che ora stanno fruttando fior fior di milioni alle casse pubbliche. Ma andiamo con ordine.

Un sito per trovare i proprietari dei «conti dormienti»

A partire dal 2015, dopo l’introduzione di una legge apposita, le banche svizzere hanno infatti iniziato a pubblicare i nominativi di tutti i clienti che possiedono un patrimonio di almeno 500 franchi e con i quali gli istituti non hanno più avuto contatti per almeno 60 anni. Allo scadere dei sei decenni di mancati rapporti, i nominativi vengono quindi pubblicati su un sito loro dedicato e i parenti dei detentori di questi conti hanno tempo da uno a cinque anni per rivendicare il patrimonio, che includeva anche decine di cassette di sicurezza dal contenuto sconosciuto. Se ciò non avviene, se cioè nessuno si fa vivo, i fondi vengono versati allo Stato.

Più di 30 milioni ricavati

Passato il tempo necessario dopo la pubblicazione della lista dei conti dormienti avvenuta nel 2015, i primi conti non rivendicati sono stati chiusi nel 2017 per trasferirne i contenuti nelle casse statali. In base alle informazioni che ci sono state fornite dal Dipartimento federale delle Finanze (DFF), quell’anno, il valore dei conti dormienti versati alla Confederazione è stato di 5,7 i milioni di franchi. La cifra è calata a 3,1 milioni nel 2018 per poi risalire a 5 milioni nel 2019. La vera sorpresa di quello che sei anni fa la rivista tedesca «Wirtschaftswoche» definiva il «tesoro esplosivo delle banche svizzere» è però arrivata nel 2020, e il virus, questa volta, non c’entra. Solo lo scorso anno le casse pubbliche hanno infatti intascato ben 17,4 milioni di franchi grazie a questi fondi non rivendicati.

Un 2020 col botto

Alla richiesta di specificare il perché nel 2020 ci sia stata questa impennata, non ci ha saputo rispondere nemmeno l’Associazione svizzera dei banchieri (ASB), che ha creato e gestisce la piattaforma in cui figura l’elenco dei possessori dei conti in questione. Questo perché sono le singole banche ad amministrare i vari fondi ed eventualmente a conoscere le particolarità dei conti chiusi nel 2020, non l’ASB. La spiegazione più probabile vede tuttavia la possibilità che, tra i conti chiusi lo scorso anno, ce ne sia stato uno (o forse più di uno) particolarmente ricco.

Stimati 44 milioni in totale

La lista dei conti dormienti, comparsa per la prima volta nel dicembre del 2015, comprendeva allora 2.600 nominativi. Molti di questi, malgrado le informazioni fornite dalle banche, sono accompagnati da dati frammentari, che non comprendono una data di nascita o la nazionalità del detentore. Anche per questo, hanno a lungo reso difficile il rintracciamento di proprietari o ereditieri. Nel momento in cui la Confederazione ha cambiato la legge che permette ora di regolare questi prelievi, aveva stimato l’entità di questi fondi a 44 milioni di franchi. Se la stima fosse esatta, vorrebbe dire che - dopo cinque anni - buona parte di questi soldi, oltre due terzi, sono oggi diventati pubblici.

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