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Fattore D

«Tutti sappiamo come rialzarci»

La giovane atleta Emma Piffaretti è la nuova protagonista di Fattore D, la rubrica dedicata alla donne ma pensata per i giovani che si trovano professionalmente in difficoltà - GUARDA LE FOTO E IL VIDEO

Come nasce Emma Piffaretti?

«Ho aperto gli occhi per la prima volta all’OBV di Mendrisio dove i miei genitori e in particolare mia madre si era recata per mettermi al mondo. E la mia storia potrebbe anche iniziare qui, ma decido, per darvi qualche informazione in più, di fare un passo indietro e raccontarvi l’origine dei miei genitori! Mio padre ha del sangue norvegese e svizzero – Romandia e Ticino. Da parte di mia madre invece ci sono due tribù nigeriane (Igbo la mamma e Yoruba il papà), sebbene lei sia nata in Ticino. Con grande fierezza quindi porto con me il carattere di diverse etnie che tramanderò con altrettanta fierezza».

Da piccola, cosa voleva fare da grande?

«Vista la mia giovane età, se parlo dei miei primi progetti di lavoro risaliamo ai tempi della scuola dell’infanzia dove questi erano più delle passioni passeggere e quindi mi sento di mettere i tre puntini ... i miei grandi amori professionali sono stati l’architettura e lo stilismo. Entrambi riunivano il mio piacere per il disegno e la creazione assieme a un amore per l’eleganza e lo stile. Poi il piacere del movimento sportivo ha preso il sopravvento. Presto si è fatto vivo il sogno di intraprendere una carriera ai massimi livelli sportivi».

Se mi sono costruita dei progetti è grazie alle discussioni che ho avuto sin dall’inizio con i miei genitori

Cosa le dicevano i suoi genitori?

«Mentre io parlavo ai miei genitori dei miei sogni, loro mi spiegavano l’importanza di avere dei progetti per il futuro e mi incoraggiavano a disegnarmene uno. Erano sempre presenti per darmi dei consigli e per condividere la loro esperienza di crescita. Se mi sono costruita dei progetti è proprio grazie alle discussioni che ho avuto con loro sin dall’inizio».

Finora, quanto è stato importante adattarsi?

«Per fare in modo che i sogni si realizzino è importante mantenere un lato interiore “destrutturato” ovvero più spontaneo e flessibile proprio perché non si è piegato a certe regole e a certe esigenze. Per esempio, il più grande adattamento che ho vissuto è stato inserire, nella mia vita quotidiana, l’organizzazione della settimana. Dapprima, la disorganizzazione mi portava a correre da un punto all’altro, da una cosa all’altra lasciandomi spesso stanca e spossata... vedevo l’organizzazione come una privazione della libertà ed è stato duro adattarmi e capire che organizzandomi al meglio avrei potuto comunque ritagliarmi una zona creativa e di svago... quel lato “destrutturato”e un po’ ribelle».

Sento che accumulerò molta esperienza che vorrei poi trasmettere ad altre ragazze

«Ognuno di noi è artista della propria vita: che lo sappia o no, che lo voglia o no, che gli piaccia o no». La frase è di Zigmunt Bauman, sociologo. È d’accordo?

«Mi rispecchio in questa affermazione che trovo vera! Infatti, che io lo sappia oppure no, ogni giorno che passa sto scrivendo la mia storia. La immagino felice in quanto avrò potuto raggiungere lo scopo della mia vita che attualmente sto ancora definendo perché le scelte davanti a me sono davvero numerose. Sento però che accumulerò molta esperienza che vorrei poi trasmettere ad altre ragazze».

Conta più la fortuna o la dedizione?

«Secondo me la dedizione è ciò che conta di più. Questa permette infatti a una persona di sviluppare il suo potenziale, che si esprime sotto forma di doti personali. Come lo dice bene il detto latino “Audacia fortuna iuvat” penso proprio che la fortuna è una grazia per chi lavora costantemente dedicandosi al massimo. È una grazia perché ne esalta il risultato».

«Tutti sappiamo come rialzarci»

Lei ha incontrato più ostacoli o opportunità?

«In generale ho incontrato molte più opportunità che ostacoli poiché molti ostacoli si sono rivelati essere delle opportunità. Pochi ostacoli in fondo sono rimasti tali e non vedo l’ora di avere gli strumenti per superarli».

Quale è stato il primo che ha incontrato sul suo percorso?

«Piano piano scopro che la vita è fatta anche di ostacoli: alcuni sono alti, altri bassi, ma insidiosi! Quello che sto capendo è però che ogni ostacolo può essere superato e che per lasciarselo dietro di sé bisogna utilizzare la tecnica adatta. Ad esempio, quando sono andata ai Giochi olimpici della gioventù ho accumulato molto ritardo a livello scolastico e non è stato semplice recuperare. Poi, grazie a molti consigli preziosi ho trovato il mio modo per passare l’ostacolo e adesso ho una nuova strategia».

Ci sono pregiudizi nella sua attività che deve combattere in quanto giovanissima ragazza?

«Attualmente sono una minorenne e non mi sono ancora confrontata con i veri problemi – sempre purtroppo attuali – dei pregiudizi sul lavoro. Gettando un’occhiata sul mondo vedo però molte disparità trai due generi, tra le appartenenze etniche e religiose. Disparità basate su pregiudizi privi di senso, che attraverso letture precise mi sto preparando a mettere fuori gioco».

Secondo un detto giapponese una persona cade 7 volte e si rialza 8, perché penso che tutti noi sappiamo come rialzarci visto che siamo passati dalla fase a gattoni a quella eretta

Cosa direbbe a una sua coetanea in difficoltà?

«Più che dirle delle cose o suggerirle dei consigli, le porrei delle domande mirate per aiutarla a rispondere al suo stato di difficoltà. Quest’anno a filosofia ho studiato e analizzato il pensiero di Socrate, in particolare la “maieutica”, ovvero un processo che porta una persona a concepire delle idee o risposte già presenti in sé attraverso delle domande precise formulate da un’altra persona, ovvero l’”ostetrico” o “levatore” perutilizzare il termine di Socrate».

Come ci si rialza dopo un fallimento?

«Io mi rifaccio al detto giapponese secondo il quale una persona cade 7 volte e si rialza 8, perché penso che tutti noi sappiamo come rialzarci visto che siamo passati dalla fase a gattoni a quella eretta e dunque gli strumenti per rialzarsi ce li abbiamo praticamente dentro. Poi bisogna rimanere tranquilli e fiduciosi nei propri mezzi quando arriva il momento di rimettersi in sella».

Cosa direbbe la bambina che è in lei della giovane adulta che sta per divenire?

«Sono fiera dell’adulta che sto diventando. Anche se, per il momento, mi sento ancora più bambina che adulta. Infatti, ogni giorno l’adulta che c’è in me compie dei passi verso il sogno della mia bambina».

Se la sua vita fosse un hashtag quale sarebbe?

«Per fortuna la vita non è un hashtag, ma molto più di un hashtag con tutte le sfumature dei colori dell’arcobaleno e le varietà di profumi della natura».

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