A distanza di due settimane dal primo annuncio fatto da Pfizer sull’efficacia del suo vaccino, tocca a AstraZeneca comunicare i risultati preliminari degli studi di fase tre. Nel frattempo, all’inizio della scorsa settimana, era stata Moderna a presentare i dati sul suo «trial». Facciamo allora il punto sui tre antidoti.

Qual è il tasso di efficacia del candidato vaccino di AstraZeneca?

È pari al 70,4%. Un dato sensibilmente più basso rispetto a quelli mostrati dai prodotti di Moderna (95%) e di Pfizer (90%). Eppure, AstraZeneca fa una precisazione fondamentale: il regime con una dose di vaccino ha mostrato una efficacia pari al 90%. In questo caso il vaccino è stato somministrato con mezza dose, seguito da una dose completa almeno ad un mese di distanza. Il secondo regime seguito ha mostrato una efficacia pari al 62%: in questo caso sono state somministrate due dosi piene a distanza di un mese. L’analisi combinata dei due regimi ha dato una efficacia media del vaccino pari al 70%.

Quanti sono stati i casi COVID osservati durante lo studio? Si sono verificati decessi o forme gravi della malattia?

AstraZeneca e l’Università di Oxford hanno valutato 131 casi COVID. I dati sono relativi alla sperimentazione in corso in Gran Bretagna, Brasile e Sud Africa. Nessuna ospedalizzazione o caso severo di COVID-19 sono finora stati registrati tra i partecipanti alla sperimentazione del vaccino. Un’ottima notizia, anche se lo studio è ancora in corso.

Qual è la differenza principale fra il candidato vaccino di AstraZeneca-Oxford e quelli di Pfizer e Moderna?

Mentre i prototipi di Pfizer e Moderna sono costruiti sfruttando l’innovativa tecnologia mRNA messaggero (una nuova classe di vaccini) quello di AstraZeneca è costruito in modo classico. Viene infatti prodotto utilizzando una versione indebolita di un comune virus del raffreddore (adenovirus) geneticamente modificato in modo da risultare totalmente innocuo per l’essere umano.

Perché questo metodo di produzione è considerato più sicuro?

I vaccini adenovirus sono stati studiati e utilizzati ampiamente per decenni, dunque la conoscenza scientifica in questo campo è vasta e ben documentata. Al contrario, essendo un nuovo ramo della vaccinologia, la tecnologia mRNA non ha al momento un’articolata «giurisprudenza».

Qual è il vantaggio più significativo del vaccino di AstraZeneca rispetto ai due candidati di Moderna e Pfizer?

I vaccini a base adenovirus hanno tutti una caratteristica vincente: la stabilità. Possono infatti essere facilmente trasportati e immagazzinati a temperature comprese fra i 2 e gli 8 gradi centigradi. Quelle, per capirci, di un comune frigorifero. Ciò significa che i vaccini possono essere facilmente distribuiti utilizzando le strutture mediche esistenti come studi medici e farmacie locali, consentendo di distribuire il vaccino, se approvato, molto rapidamente e in maniera capillare. Altro aspetto non secondario: l’antidoto di AstraZeneca, che segue una linea non-profit per tutta la durata della pandemia, costa una frazione dei prodotti di Moderna e Pfizer. Di conseguenza potrà essere accessibile anche ai Paesi poveri e in via di sviluppo. La produzione sarà su larga scala: attualmente è prevista la fabbricazione in dieci Paesi. AstraZeneca ha già stipulato accordi con vari governi per la fornitura di tre miliardi di dosi.

La Svizzera ha già riservato delle dosi di questo vaccino?

Sì. Assieme a quelli di Moderna e dell’iniziativa COVAX, la Confederazione ha nel suo portafoglio anche il prodotto di AstraZeneca-Oxford. Le autorità hanno stipulato un contratto a metà ottobre con l’azienda britannica per la fornitura di 5,3 milioni di dosi. Come per quello di Moderna, il candidato vaccino dovrà essere omologato da Swissmedic. In totale, la Svizzera ha riservato 13 milioni di dosi.

A quando le prime vaccinazioni?

BioNTech e Pfizer hanno inoltrato la richiesta di autorizzazione alla FDA, l’organo statunitense che si occupa della regolamentazione dei farmaci, per mettere sul mercato il vaccino anti-COVID. La richiesta risale a venerdì. Il comitato consultivo della Food and Drug Administration, che riunisce esperti esterni all’agenzia americana, si esprimerà il 10 dicembre sul vaccino BioNTech-Pfizer. Subito dopo è previsto il voto per raccomandare o meno l’uso presso il grande pubblico. È dunque verosimile che in caso di parere positivo della commissione, il vaccino verrà distribuito immediatamente. Ipotesi parlano di 20 milioni di americani immunizzati (in particolare personale sanitario) entro fine dicembre. Una procedura analoga, per tempi e procedura, è prevista in Gran Bretagna. AstraZeneca fa sapere che entro fine 2020 sarà in grado di fornire 200 milioni di dosi.

In Svizzera qual è l’orizzonte?

Il consigliere federale Alain Berset non ha usato giri di parole. «Dovremo passare l’inverno senza antidoto. Le procedure per i vaccini sono le stesse che valgono per tutti i farmaci in Svizzera». Le prime vaccinazioni nel nostro Paese, dunque, potranno essere fatte nella prima metà del 2021.

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