Uno dei più grandi, uno dei più moderni. Moriva cinquant’anni fa Giuseppe Ungaretti: il poeta che smonta e rimonta la metrica del verso, sfrutta l’intuizione analogica, agguanta novità e purezza, agisce da rivoluzionario stilistico e sintattico, si dimostra primitivo e innocente, predilige il balenante, il folgorante, il fonico-evocativo, ispira gli Ermetici. Le sue connessioni svizzere partono da bimbetto, perché nella cosmopolita Alessandria d’Egitto (dove viene alla luce da genitori lucchesi) ha la possibilità di frequentare la francofona e prestigiosa École Suisse Jacot per ricevere un’educazione che lo segna per sempre. Proseguono anche in seguito, a più riprese. All’inizio del settembre 1948, per esempio, Ungaretti è ospite ai Rencontres Internationales de Genève. Sarà pure un regolare...

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