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Tragedia sfiorata

Venezia e i coriandoli di metallo

Riflessioni dopo la collisione di domenica tra una nave da crociera e un battello sul Canale della Giudecca

Diciamocelo senza paura: quando si naviga lungo il Canale della Giudecca su una nave da crociera, lo spettacolo che offre Venezia è semplicemente grandioso. Puoi goderti un panorama a 360 gradi su una città che al mondo è semplicemente unica. Non per niente, soprattutto durante la bella stagione, è invasa da migliaia e migliaia di turisti che intasano all’inverosimile Piazza San Marco, i suoi celebri caffè e le calli d’accesso. E i turisti li vedi come se fossero formiche di uno sterminato formicaio, stando sulla nave, quasi sempre pigiato stretto stretto con gli altri passeggeri perché nessuno vuole perdersi quello che è un vero e proprio show.

Non lo nego: su e giù per la Giudecca a bordo di una nave da crociera - di quelle moderne, lunghe quasi trecento metri, larghe trenta e alte altrettanto se non di più - ci sono passato anch’io un paio di volte o tre, partendo da Venezia e tornando in questa perla che trasuda storia da ogni sua pietra, anche la meno nobile e all’apparenza insignificante. Sei lì a qualche decina di metri d’altezza e ti godi città, ponti e calli da un punto di vista assolutamente privilegiato. Sul momento non ci pensi proprio al danno che la nave sta facendo: le eliche mestano e rimestano l’acqua senza sosta, tanto da far affiorare in superficie la sabbia che si trova sul fondo del canale. I rimorchiatori aiutano il gigante dei mari a seguire la rotta prevista e i passeggeri, sui ponti più alti, quelli a cielo aperto, se la godono un mondo. Venezia è lì ai loro piedi, in tutta la sua magnificenza. E ai tuoi, di piedi.

Magari ti chiedi anche come un gigante come la tua nave ci possa stare nel Canale della Giudecca, che peraltro è bello ampio. E come potrebbe evitare di finire con la prua direttamente in Piazza San Marco, caso mai qualcosa andasse storto o sulla plancia di comando il timoniere venga preso da un micidiale abbiocco, un irrimediabile colpo di sonno. La risposta l’abbiamo avuta l’ultima domenica, purtroppo.

La MSC Opera, sfuggita al controllo di computer e umani sulla plancia di comando a causa del guasto a un motore, è andata a colpire un molo della Giudecca e per un caso del tutto fortunato non ha fatto di una nave da crociera fluviale un bel po’ di coriandoli di metallo, mica quelli di carta che a Venezia tappezzano piazze e calli durante il suo celebre Carnevale. Una manciata di feriti leggeri, nessun morto. Il fattore «c» ha giocato il suo ruolo, per fortuna. Perché qui non c’entrano abilità di timonieri, marinai o quant’altro. Lo show a Venezia solo per un pelo non si è trasformato in tragedia, sullo stile di quanto accaduto un paio di giorni prima sulle acque del Danubio a Budapest, dove i morti ci sono stati eccome.

È ormai da tempo quasi immemore che i veneziani, quelli veri, si lamentano del passaggio delle grandi navi da crociera così vicino alla città, le cui fondamenta vengono rese sempre più fragili dal moto ondoso. Hanno ragione a farlo ma finora, in nome del business, degli affari, si è preferito far finta di niente. O sperare che Dio la mandasse buona. Come ogni giorno accade sul Canal Grande, dove il traffico delle imbarcazioni - tra vaporetti, taxi, barche da trasporto e da diporto sembrano coriandoli di metallo portati dal vento - è come quello causato dai veicoli a motore nel centro di una metropoli all’ora di punta. Un’ora di punta che sul Canal Grande si vive lungo tutto l’arco del giorno, da quando il sole sorge e fin quando tramonta.

Insomma, Venezia è sotto assedio, sempre e comunque. E l’incidente di domenica conferma che adesso sarebbe davvero l’ora di darsi una mossa decisa. Così non si può più andare avanti: le navi da crociera possono passare anche più lontano, una bella vista panoramica della città la si può godere comunque, non è indispensabile vedere da un ponte a cielo aperto cosa tengono in mano i turisti quando si ammassano in Piazza San Marco.

Grazie ad amici che a Venezia sono cresciuti e abitano oppure vi hanno abitato, ho potuto conoscere sempre meglio questa perla unica al mondo. Anche negli angoli più discosti, lontani dai giri turistici che vanno per la maggiore. Ho anche imparato ad apprezzarla e amarla, capendo pure che tutto si merita fuorché di essere sacrificata e martoriata in nome del business, la cui voce principale è costituita dal turismo. E caso mai, ci penserò bene la prossima volta che deciderò di imbarcarmi per una crociera. Un altro porto o un’altra rotta potrebbero andare benissimo lo stesso.

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