Rinnovo e futuro
«Era la scelta migliore»

L’attaccante svedese del Lugano ha prolungato di due anni
«Mia figlia era felice quando le ho detto che sarei rimasto»

Fabio Celestini termina l’allenamento con una sessione di calci piazzati. Poi i giocatori sfilano uno alla volta e rientrano negli spogliatoi per la doccia. Sul campo dietro la tribuna Monte Brè restano in pochi. Uno dei ritardatari è Alexander Gerndt. Lo svedese prova qualche punizione scaldando il suo sinistro. Quindi, raccoglie i palloni e li mette nella sacca. L’attaccante non lascia nulla al caso, è un perfezionista. Soprattutto, ci tiene. Martedì ha rinnovato con il Lugano fino al 2021. Due anni in più di contratto, per la gioia di Angelo Renzetti che voleva fortemente la sua firma. «Il mio italiano? Lo sto affinando ma diciamo che ancora non fa parte delle mie armi migliori» dice Gerndt in inglese, sfoggiando un sorriso grande così. «Riesco a comunicare tramite la vostra lingua ma finisce lì. Discutere o intavolare una chiacchierata non è ancora nelle mie corde. Ci proverò, tuttavia per il momento mi accontento del tedesco e dell’inglese per farmi capire nello spogliatoio». Alex ha firmato il prolungamento in un momento particolare, diciamo pure delicato. I bianconeri non vincono da otto partite, tanto che parlare di crisi non è sbagliato. «È vero, la situazione non è delle migliori» racconta il giocatore di Visby. «I tre punti mancano come l’aria e siamo invischiati nelle zone pericolose della classifica. Nonostante il periodo ho voluto comunque dare un segnale. Vivo Cornaredo tutti i giorni, vedo i miei compagni e l’allenatore. La qualità, al Lugano, non manca di certo. La mia firma sul rinnovo sta a significare che ci credo davvero. Inoltre, ho moltissima fiducia in Celestini e il suo staff. Sono felice di aver prolungato, era quello che volevo». Gerndt, nel 2021, avrà quasi 35 anni. «Non ho ancora pensato a cosa farò dopo» spiega. «E al momento non posso dire se chiuderò la mia carriera a Lugano. Per ora voglio godermi il calcio professionistico giorno dopo giorno. Mi diverto ancora molto e finché trarrò piacere dal mio lavoro, continuerò a giocare. Tornare in Svezia per un ultimo anno? Beh, mai dire mai. Eppure qui, in Ticino, ho davvero molte cose a cui pensare. Gli allenamenti, le partite, provare finalmente a vincere sabato contro il Lucerna. Insomma, la mia quotidianità non mi permette di guardare troppo avanti». La famiglia di un calciatore dell’età di Gerndt spesso ha delle esigenze che vanno al di là del calcio. «Ma mia figlia era felicissima quando le ho detto che avrei rinnovato per altre due stagioni» commenta. «Io e i miei cari ci troviamo molto bene in questa città mentre la piccolina ama la scuola e ha tanti amici. La scelta di restare è stata fatta prendendo in considerazione tutti gli aspetti della nostra vita. Se ho parlato con i dirigenti del club? No, ho lasciato fare al mio agente e a Giovanni Manna, il direttore sportivo».

Lugano, il lago, i parchi e le piazze. Luoghi da cartolina, soprattutto per i turisti che vengono dal freddo nord. Ma lui, Alexander Gerndt, ha un suo posto segreto. «È casa mia» dice. «Viviamo in una bella zona e amiamo la tranquillità, la privacy. Però durante l’estate usciamo volentieri, ci piace recarci al lido o al lago». Il discorso torna serio: sì, perché i bianconeri sembrano entrati in una prigione fatta di risultati poco convincenti. Tanto che la classifica inizia a farsi delicata. «Non credo sia un problema mentale della squadra» afferma Gerndt. «Domenica a Sion abbiamo dimostrato di esserci, in generale la prestazione c’è stata. E il carattere, la voglia di vincere, si sono visti. È difficile capire davvero cosa non funziona, il perché della nostra incapacità di vincere le sfide. Spesso subiamo reti nei minuti finali. Tutte su calcio piazzato: è successo contro lo Xamax, contro il Grasshopper e ancora contro il Sion. Dobbiamo ripartire da ciò che sappiamo fare meglio e correggere alcuni aspetti del nostro gioco. Ma ci arriveremo».

Il calcio, le prospettive, i luoghi e la famiglia. Ma quando si parla di Alex Gerndt è difficile non citare una tragedia. Lo Tsunami che colpì il sud-est asiatico nel 2004. «Oramai sono passati 15 anni da quella catastrofe» ricorda. «Io ero presente in quelle zone il giorno del terremoto assieme ai miei genitori e ai miei fratelli. Fu qualcosa di terribile, la gente spesso associa il mio nome a quell’evento. Ma oramai fa parte del passato, per fortuna non mi capita spesso di rivivere quelle ore di paura».

©CdT.ch - Riproduzione riservata
Ultime notizie: Basket
  • 1