La scoperta

Cuore in pericolo
per il coronavirus

Cuore in pericolo <br />per il coronavirus
Uno studio preliminare condotto in laboratorio mostra come, oltre ai polmoni, siano a rischio anche i muscoli cardiaci

Cuore in pericolo
per il coronavirus

Uno studio preliminare condotto in laboratorio mostra come, oltre ai polmoni, siano a rischio anche i muscoli cardiaci

Sono ancora molti gli aspetti da chiarire attorno alla COVID-19, la malattia che nel giro di pochi mesi ha stravolto le abitudini quotidiane delle persone in ogni angolo del pianeta. La scienza in questo periodo si è concentrata sulla ricerca di un vaccino efficace e sull’individuazione di cure e terapie capaci di arginare gli effetti negativi del virus SARS-CoV-2 sull’organismo. Effetti che in parte sono ancora da individuare con precisione.

Il coronavirus colpisce principalmente il tratto respiratorio inferiore e provoca sintomi simili a quelli della comune influenza come febbre, tosse, respiro corto, dolore ai muscoli, disturbi gastrointestinali. Nei casi più gravi si arriva alla polmonite e alla sindrome da stress respiratorio acuto, che possono portare al decesso. Ma sembra ormai assodato che il coronavirus non colpisce solamente l’apparato respiratorio: può generare problemi anche ad altre funzioni vitali dell’organismo. E proprio questo stanno cercando di esplorare molte ricerche scientifiche nell’ultimo periodo.

Uno degli studi più interessanti ha cercato di comprendere le possibile ricadute per il cuore nelle persone colpite dalla COVID-19. La ricerca è stata condotta da un team del Gladstone Institutes di San Francisco: si tratta di uno studio preliminare, i cui risultati vanno quindi presi con le pinze, ma che apre prospettive sicuramente interessanti, anche se poco confortanti.

In sostanza, secondo gli scienziati il SARS-CoV-2 danneggerebbe le fibre muscolari che permettono al cuore di battere, fino a ridurle in minuscoli pezzettini. Per rendere l’idea, Bruce Conklin, uno degli autori dello studio, ha parlato di «carneficina di cellule umane». Sono stati analizzati in vitro gli effetti del coronavirus su tre tipi di cellule cardiache: i cardiomiociti, i fibroblasti e le cellule endoteliali. Solo i cardiomiociti (le cellule muscolari del cuore) hanno mostrato i segni dell’infezione. Anzi, nel loro nucleo si era creato una sorta di «buco nero» dove avrebbe dovuto esserci il Dna. Almeno in laboratorio, insomma, gli effetti del SARS-CoV-2 sono potenzialmente devastanti anche per il cuore, e non solo per i polmoni.

Va però puntualizzato come nella realtà nei pazienti colpiti dalla COVID-19 non si siano mai notati problemi simili: al massimo «accenni di un disordine nelle fibre muscolari», ha spiegato lo stesso Conklin. Certo è che questo studio si aggiunge ad altre ricerche cliniche sul cuore dei pazienti deceduti con COVID-19, mostrando come le ricadute cardiache della malattia debbano essere ulteriormente approfondite.

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