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Disturbi alimentari:
come riconoscerli

Disturbi alimentari: <br />come riconoscerli
Per familiari e amici intercettare i segnali è il primo passo per aiutare la persona a imboccare la via della guarigione.

Disturbi alimentari:
come riconoscerli

Per familiari e amici intercettare i segnali è il primo passo per aiutare la persona a imboccare la via della guarigione.

In età adolescenziale e preadolescenziale i disturbi alimentari stanno diventando sempre più frequenti. Prevalenti tra la parte femminile della popolazione, queste problematiche spesso non vengono percepite – per mesi, addirittura anni – come una malattia da chi ne soffre. La magrezza, una super attività a livello fisico e la sensazione di avere le energie di fare tutto anche alla luce della giovane età, quasi mai portano alla consapevolezza di avere a che fare con un problema. Una grande mano deve dunque arrivare dalle persone più vicine, in primo luogo la famiglia, ma anche amici e professori.

Ci sono alcuni segnali che è bene non sottovalutare e che devono far scattare un campanello d’allarme nel riconoscere un disturbo alimentare. Il momento del pasto è piuttosto significativo, ecco perché se non pranzare, almeno cenare con i propri figli fornendo loro la giusta attenzione può essere la chiave per intervenire precocemente. Il comportamento a tavola è da monitorare: se l’approccio al cibo cambia radicalmente rispetto a quello abituale, divenendo quasi chirurgico è possibile che ci sia qualcosa che non va. Tagliare il cibo in tanti piccoli bocconi è un segnale.

La perdita di peso è un altro sintomo da non sottovalutare: in questo caso fissare una visita dal pediatra o dal medico di famiglia per valutare la curva di crescita male non fa. Un’eccessiva e compulsiva attività fisica e le fughe in bagno a fine pasto devono allertare i genitori, così come un’esagerata e ossessiva attenzione all’immagine corporea: cambiare modo di vestire, passare ore davanti allo specchio e cercare rassicurazioni sul proprio aspetto fisico sono evidenti segnali di disagio. Nel momento in cui il sospetto si palesa, è bene trovare la chiave giusta per affrontare insieme il problema. Chi soffre di disturbi alimentari non deve essere giudicato, altrimenti chiedere aiuto rischia di diventare impossibile. Per non rischiare di ottenere l’effetto opposto e fornire un aiuto o invitare chi soffre di disturbi alimentari a farsi curare, serve molto tatto. Con delicatezza, empatia ma la giusta fermezza è necessario affrontare l’argomento, parlandone con degli specialisti. Un disturbo alimentare va trattato come una sorta di patologia «multidisciplinare», che richiede tempi di trattamento lunghi e cure complesse da affrontare con un percorso esaustivo dal punto di vista medico, psicologico e nutrizionale.

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