Psicologia

L’autostima si impara
fin da piccolissimi

L’autostima si impara <br />fin da piccolissimi
Insegnare ai bimbi a sviluppare una buona considerazione di sé e degli altri non significa proteggerli dalle difficoltà ma aiutarli mettersi in gioco

L’autostima si impara
fin da piccolissimi

Insegnare ai bimbi a sviluppare una buona considerazione di sé e degli altri non significa proteggerli dalle difficoltà ma aiutarli mettersi in gioco

In un’epoca come quella attuale, spesso contrassegnata dal narcisismo, si è mediamente propensi a considerare l’autostima come qualcosa da accrescere e migliorare ad ogni costo. Spesso quando si è bambini, genitori, familiari, amici e insegnanti tendano a sminuire le difficoltà dei più piccoli impedendo loro di affrontarle e preferendo mostrare esclusivamente una moltitudine di punti di forza.

Eppure la debolezza non è affatto un elemento proibito che non si può né possedere né tanto meno mostrare. Far vedere che si è in difficoltà, a volte, aiuta ad imparare a chiedere aiuto aprendosi al contatto con gli altri. E gli altri, dal canto loro, possono sentire accresciute le proprie capacità, con conseguente aumento dell’autostima, nel momento in cui sono in grado di dare appoggio a chi ne ha bisogno.

Credere in se stessi è sicuramente molto importante, ma partire dal presupposto che se non si possiede un’alta autostima non si è in grado di affrontare la vita con successo, rischiando quindi continui fallimenti e un profondo malessere, non permette di imparare a star bene con il proprio io per ciò che realmente è, e non per ciò che gli altri vorrebbero che fosse.

La ricetta segreta della felicità, quindi, non è necessariamente legata a un’immagine sempre vincente, ma piuttosto a una fotografia del proprio essere che si sente pienamente libero di esprimere ciò che prova davvero dentro di sé, nel bene o nel male, senza aver paura di sentirsi giudicato per questo.

Ciò aiuta ad evitare anche il rischio di crollo emotivo davanti ai naturali fallimenti della vita. Spesso infatti dietro il procrastinare un’attività si annida l’ansia di essere scoperti come bluff. Gli psicologi la chiamano «sindrome dell’impostore», caratterizzata da un perfezionismo eccessivo che può causare un quasi totale disimpegno dalle attività importanti.

Intrappolate nel dover costantemente dimostrare di avere valore, le persone che soffrono della sindrome credono e pretendono di non dover mai fallire. E quindi vivono costantemente con l’idea di non essere meritevoli dei propri successi, malgrado l’evidenza dimostri il contrario.

Secondo le ricerche della psicologa statunitense Carol Dweck l’autostima non è assimilabile ad un valore da attribuire alla propria persona, ma al fatto stesso di agire, ad un impegno verso ciò che è utile ed importante per la propria vita. Migliorarla, quindi, comporterebbe lo sperimentare fin da bambini la piena accettazione di sé in quanto essere umani imperfetti e, di conseguenza, l’imparare a trattare con genuina gentilezza sbagli e fallimenti.

Il compito di ciascuno non consiste nel pensare di essere bravi in assoluto, o al contrario completamente incapaci, ma piuttosto nell’utilizzare delle buone strategie per mettersi alla prova continuamente mantenendo la fiducia nel miglioramento e nel progresso costante.

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