Lo sguardo

Le abitudini
e l’uso del tempo

Le abitudini <br />e l’uso del tempo

Le abitudini
e l’uso del tempo

Siamo esseri che vivono perlopiù per mezzo di schemi, strutture, abitudini. La nostra stessa percezione dell’ambiente che ci circonda - come anche di quello interiore - viene organizzata automaticamente in “scorciatoie” che ci permettono di evitare, ad ogni sguardo sul mondo, di rivalutare il tutto nel suo complesso, trovando risposte e soluzioni tramite scorciatoie.

Ogni volta che ci troviamo in una situazione simile ad una già vissuta in passato, istantaneamente la consideriamo “dello stesso tipo” e quindi ci prepariamo ad agire in un certo modo e ci aspettiamo alcune cose. Se ci rechiamo ad una riunione di lavoro, già sappiamo come si svolgerà (a grandi linee) e cosa dovremo fare; se dobbiamo guidare per andare al lavoro, non dobbiamo tenere acceso il navigatore tutte le volte; se parliamo con qualcuno che conosciamo, sappiamo come reagirà e come la penserà su certe cose e come si relazionerà con noi. Allo stesso modo siamo consapevoli delle nostre opinioni e le applichiamo alle varie situazioni senza dover ristudiare mezza enciclopedia (esistono ancora?) per ricontestualizzare ogni volta.

Certo, da qui nascono anche problemi e fraintendimenti, come ad esempio i bias cognitivi che possono indurci in errori di valutazione della realtà anche grossolani: per intenderci quando diamo per scontato qualcosa e ci comportiamo di conseguenza “senza pensarci”, ma in realtà non ci accorgiamo che stiamo utilizzando impropriamente una scorciatoia perché le condizioni o gli elementi sono diversi o mutati.

Ma, in generale, siamo performanti proprio perché il nostro cervello funziona schematizzando e riassumendo e questo fa si che anche nel nostro lavoro, nei nostri hobby e in qualsiasi attività ci si impegni facciamo affidamento sul “già esperito”.

Detto questo, spostiamo l’attenzione alla situazione attuale: ci sono due elementi che ci destabilizzano. Il primo è il trovarci di fronte ad una situazione eccezionale, mai vissuta prima, nella quale non abbiamo (ancora) riferimenti per poter dire “ma sì, succederà questo e quello e poi andrà a finire così” e quindi siamo insicuri e tendiamo a prendere in considerazione qualsiasi informazione ci capiti a tiro, ma senza avere l’esperienza necessaria a valutarla. Ed ecco perché è importante affidarsi a chi le cose le sa meglio di noi: medici, scienziati, esperti, insegnanti, tecnici. Insomma, non vi fidereste a farvi dare un passaggio da chi è senza patente, no?

Il secondo elemento è l’improvviso cambio – o assenza – di una routine consolidata. Faccio un esempio. Io generalmente mi alzo ad una certa ora; mi lavo, mi vesto e bevo un caffè in un tempo più o meno stabilito e poi prendo l’auto e mi reco al lavoro per una certa ora; lì rimango fino a ad un altro orario abbastanza regolare e poi torno a casa, mangio, leggo, vado a dormire, eccetera. Questo serve a rendermi funzionale in quello che faccio: se dovessi decidere volta per volta a che ora svegliarmi, imparare come fare il caffè, decidere a che ora e per quanto stare al lavoro, come fare il mio lavoro e così via, sarei totalmente improduttivo. Ecco perché una difficoltà implicita di questa situazione è proprio questo: dobbiamo ricrearci una routine per rimanere attivi. E non mi riferisco solo a chi lavora da casa, ma anche a chi ha più tempo libero: il tempo è la nostra ricchezza e se lo sfruttiamo bene organizzandolo ne possiamo venire fuori più forti e consapevoli.

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