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Nei luoghi chiusi
il virus si batte così

Nei luoghi chiusi <br />il virus si batte così
Due studi scientifici confermano l’efficacia delle mascherine e del ricambio d’aria nelle stanze per evitare la diffusione del SARS-CoV-2

Nei luoghi chiusi
il virus si batte così

Due studi scientifici confermano l’efficacia delle mascherine e del ricambio d’aria nelle stanze per evitare la diffusione del SARS-CoV-2

Areare i locali è sufficiente per sconfiggere il virus? Quant’è pericoloso tossire senza mascherina? Come avviene il contagio nei luoghi chiusi? Sono alcuni degli interrogativi che da mesi circolano su Internet. Ora a cercare di fare chiarezza arrivano due studi sulla propagazione dei fluidi nell’aria pubblicati sulla rivista scientifica «Physics of Fluids».

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La prima ricerca, condotta da due scienziati dell’Indian Institute of Technology Bombay, ha analizzato il comportamento della nuvola di goccioline che viene emessa ogni volta che si tossisce. Secondo i ricercatori, a essere particolarmente pericolosi per la diffusione del virus sono i 5-8 secondi successivi al colpo di tosse. In questo lasso di tempo i «droplets» rimangono sospesi nell’aria e diventano potenziali veicoli di trasmissione per il SARS-CoV-2. Passati i primi secondi, la nube inizia a disperdersi.

Lo studio conferma che, per difendere le persone che ci sono accanto da questa esplosione di fluidi, usare la mascherina è una strategia efficace. Indossarne una chirurgica riduce di circa sette volte la quantità di particelle potenzialmente infettive emesse con un colpo di tosse. Il modello N95, invece, è ancora più performante e assottiglia il numero di 23 volte. Se invece non si ha con sé una mascherina a disposizione, è importante almeno tossire in un fazzoletto o nell’incavo del gomito: bastano questi piccoli gesti per limitare l’area nella quale i droplets si diffondono, riducendo così le probabilità di infezione.

La seconda ricerca realizzata dagli studiosi dell’Università del Nuovo Messico getta luce sulla circolazione dei fluidi all’interno di una stanza chiusa con aria condizionata, come ad esempio un ufficio o un’aula. Lo studio conferma l’efficacia di una semplice intuizione basata sul buon senso: aprire spesso le finestre per garantire un buon ricircolo d’aria. Questo gesto fa aumentare di più del 40% la quota di particelle che escono dal sistema.

Mantenere le distanze, invece, aiuta ma non è sufficiente. Nonostante un distanziamento di 2,4 metri, infatti, le persone si scambiano circa l’1% delle particelle emesse, una quantità significativa e potenzialmente pericolosa per la diffusione del contagio. Basta però aprire le finestre per eliminare circa il 70% delle particelle grandi un micrometro.

Secondo la ricerca, anche l’aria condizionata è efficace e può arrivare a rimuovere circa la metà delle particelle emesse parlando: attenzione, però, perché la quantità rimanente si deposita sulle superfici della stanza, dalle quali potrebbe poi tornare in circolo.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

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