CENTRI TERMALI E CORONAVIRUS

Solo l’eco del picchio nella Abano Terme deserta

Solo l’eco del picchio nella Abano Terme deserta

Solo l’eco del picchio nella Abano Terme deserta

Solo l’eco del picchio nella Abano Terme deserta

Solo l’eco del picchio nella Abano Terme deserta

Solo l’eco del picchio nella Abano Terme deserta

Solo l’eco del picchio nella Abano Terme deserta

Solo l’eco del picchio nella Abano Terme deserta

Solo l’eco del picchio nella Abano Terme deserta

Solo l’eco del picchio nella Abano Terme deserta

Solo l’eco del picchio nella Abano Terme deserta

Solo l’eco del picchio nella Abano Terme deserta

Solo l’eco del picchio nella Abano Terme deserta

ABANO TERME - Si ode soltanto il martellare di un picchio nel cuore dell’isola pedonale, dove si affacciano lo storico Hotel Orologio, capolavoro liberty dell’architetto Jappelli, e l’Hotel Trieste & Victoria, dove il generale Diaz, comandante in capo delle Forze Armate italiane, il 4 novembre 1918 vergò il Bollettino della Vittoria che pose fine alla Prima Guerra Mondiale. Quel picchiettio che proviene dal parco dell’Orologio spezza piacevolmente il silenzio, anche se rende ancora più surreale l’immagine di una Abano Terme deserta. Così ordinata, curata, eppure deserta. Quasi spettrale. Con le aiuole fiorite, rasate di fresco e i manifesti della nuova stagione culturale già affissi, ma senza un’anima viva in giro per le strade.

Tutto era pronto già ai primi di marzo per il riavvio dell’attività turistica che, dopo anni di alti e bassi, si annunciava di buona prospettiva. Era pronta persino la campagna per lanciare il piatto tipico: i gustosi «bigoli» di Monterosso. Poi quella notte dell’8 marzo: la comparsa in rete della bozza del primo decreto che di lì a poche ore avrebbe isolato la Lombardia e altre 13 province (fra cui Padova) e la precipitosa fuga dei primi turisti soggiornanti negli alberghi. Fuga soprattutto verso la Germania, l’Austria e anche la Svizzera (Ticino in particolare), paesi da dove tradizionalmente arrivano gli ospiti delle terme.

Da quel giorno per Abano e per gli altri centri delle Terme Euganee (Montegrotto, Galzignano e Teolo) è iniziato quell’incubo che, permanendo, ora rischia seriamente di compromettere l’intera stagione turistica. Il bacino termale euganeo - 107 alberghi, 4700 addetti e quasi 3 milioni di presenze l’anno - già nel primo mese di chiusura forzata accuserà una perdita di 40 milioni di euro, che diventeranno 250 se la situazione non cambierà entro il 30 giugno. Con conseguenze per tutto il settore e relativo indotto. La crisi di Abano Terme, bacino termale più grande d’Europa e forte di una storia che parte fin dai tempi dei Romani (che conoscevano bene le proprietà terapeutiche delle sue acque), coinvolge anche i vicini Colli Euganei.

Dove si trova anche Vo’, piccolo comune di tradizione vitivinicola colpito il 20 febbraio scorso dal primo lutto da coronavirus e per questo subito dichiarato «zona rossa». Vo’ ha sperimentato per primo i danni diretti e indiretti del panico da contagio: alcuni produttori si sono visti respingere partite di vino per la paura che si trattasse di merce “infetta” e nelle 50 aziende agrituristiche della zona sono fioccate disdette a nastro, anche per banchetti di matrimonio.

L’impressione però è che Abano stia reagendo con forza, gestendo l’emergenza senza perdere la testa. Anzi pensando già al futuro. «Speriamo venga mantenuto l’impegno - dice Emanuele Boaretto, presidente di Federalberghi Terme Abano Montegrotto - della detrazione fiscale a vantaggio di chi sceglierà di trascorrere le sue vacanze in Italia. Contiamo molto anche sui nostri ospiti d’Oltralpe, affezionati da decenni alla nostra ospitalità. Qui nessuno si sente un numero, ma quando arriva viene salutato per nome».

Le Terme Euganee contano su alcuni must importanti: ogni hotel dispone di uno stabilimento termale interno, l’efficacia della fangoterapia e delle altre cure avvalorata dalle ricerche del centro studi Pietro d’Abano, una scuola di hotellerie certificata da un Istituto Alberghiero con 81 anni di storia (il secondo più longevo d’Italia dopo Stresa). Il wellness negli ultimi anni sta avvicinando alle Terme anche molti giovani e la vicinanza con le città d’arte del Veneto, nonché con i borghi e le città murate del Parco naturale regionale dei Colli Euganei (Arquà Petrarca, Monselice e Este) stimola anche un turismo di tipo culturale. Montegrotto vanta inoltre la piscina più profonda del mondo (la Y40) che richiama apneisti da tutti i continenti. Insomma, ad Abano sperare si può... e si deve. Come testimoniano la bandiera tricolore apparsa sulla facciata di uno degli alberghi più famosi della città e l’illuminazione tricolore che illumina la bella piazza della vicina Monselice. Andrà tutto bene.

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