L’analisi

Sulla scia dei dati
lasciata dal virus

Sulla scia dei dati <br />lasciata dal virus
Un filmato ripercorre le tappe della crisi sanitaria attraverso i dati, analizzando numeri e grafici. Con un’attenzione particolare alla Svizzera italiana

Sulla scia dei dati
lasciata dal virus

Un filmato ripercorre le tappe della crisi sanitaria attraverso i dati, analizzando numeri e grafici. Con un’attenzione particolare alla Svizzera italiana

Il balletto dei numeri sul coronavirus è entrato con prepotenza nelle nostre vite, influenzandole e cambiandole nel profondo. Quel «nemico invisibile» che in Ticino ad oggi ha causato 350 morti, dopo mesi è ancora tra noi. E con la riapertura delle scuole e l’arrivo dell’autunno, le incognite sul futuro si moltiplicano. Ci sarà una nuova ondata di contagi? L’allentamento delle misure sarà revocato, per introdurne di nuove e più stringenti? Una cosa è certa: questa volta «l’effetto sorpresa» non è una scusa. La paura è forse ai massimi livelli e le affermazioni di «tranquillità» da parte delle autorità, nei primi giorni, rilette oggi appaiono decisamente poco prudenti. I promotori dei principali carnevali in Ticino hanno deciso di annullare le edizioni del 2021, al contrario di quanto fatto nel 2020, quando migliaia di persone si sono riversate nelle piazze proprio nei giorni in cui l’Italia, primo epicentro in Europa dei contagi, viveva una domenica da «zona rossa» annunciando la chiusura in Lombardia di scuole, uffici, atenei, cinema.
In questo video (in allegato all’articolo) si ripercorrono le tappe della crisi sanitaria attraverso i dati, analizzando numeri e grafici. Con un’attenzione particolare alla situazione nella Svizzera italiana. (Si ringrazia la Società Svizzera Impresari Costruttori Sezione Ticino per aver messo a disposizione gli spazi del Centro di formazione professionale a Gordola. Un ringraziamento speciale al direttore, Paolo Ortelli, e al custode, Armando Liesch, per la collaborazione).

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Il 27 marzo è il giorno in cui in Ticino si registra il numero maggiore di ospedalizzazioni. Una settantina. I casi positivi annunciati sono 287. Il totale dei contagi è 1.727. Sono ospedalizzate 385 persone di cui 69 in terapia intensiva. Ma questo è solo l’inizio di una malattia che in pochi mesi ha causato 1.700 morti in Svizzera. Non è un’influenza. Può sembrarlo, per i sintomi iniziali: febbre, brividi, naso che cola. Per molti si ferma lì. Poi il virus inizia a scavare: difficoltà a respirare, polmonite, problemi a reni e fegato.
Il 14 marzo il governo ticinese comunica la chiusura delle scuole dell’obbligo e ferma tutte le attività non essenziali, come consigliato dall’Ente ospedaliero cantonale e dalla clinica Moncucco.

Aumento dei risultati positivi (analisi dei tamponi nel laboratorio dell’Ente ospedaliero cantonale e in alcuni laboratori privati): i carnevali, visto il periodo di incubazione del virus, hanno funto da inconsapevoli «detonatori»?
Aumento dei risultati positivi (analisi dei tamponi nel laboratorio dell’Ente ospedaliero cantonale e in alcuni laboratori privati): i carnevali, visto il periodo di incubazione del virus, hanno funto da inconsapevoli «detonatori»?

I dati a livello europeo dicono che il 20-30% dei contagiati è ricoverato. Il 4% sviluppa una forma grave. Per chi ha più di 65 anni e altre patologie può risultare letale quasi dieci volte di più della media. Agli inizi del Novecento la «grande influenza» si diffuse a livello globale nel giro di qualche anno, ma nel 2020 il coronavirus ha percorso la stessa strada da Wuhan, in Cina, in poche settimane. Sono due mondi diversi.

Guardate questi dati: in poco tempo la malattia causata dal nuovo coronavirus diventa la prima causa di morte a livello mondiale. Ma al di là delle cifre globali, come si è diffusa la malattia attraverso le nazioni?

Vediamo come l’epicentro del contagio si sposti dall’Asia all’Europa,... l’Italia a un certo punto è al secondo posto e il 1° marzo la Svizzera entra nella classifica delle 10 nazioni più colpite. Il 24 marzo è ottava, quando in Ticino si registrano 1.209 casi oltre ai 1.725 di Ginevra e i 2.546 nel canton Vaud. Solo in aprile esce da questa graduatoria, mentre gli Stati Uniti salgono fino al primo posto.
Il numero assoluto di casi in Svizzera è basso se lo si confronta con le altre nazioni, ma se calcoliamo il valore dei contagi in riferimento alla popolazione, la Svizzera si posiziona subito dopo l’Italia: oltre 400 persone contagiate ogni 100.000. (Aggiornamento del 28 agosto: la posizione si è aggravata e ora, con quasi 500 persone contagiate ogni 100.000, precede la Serbia e si colloca subito dopo il Regno Unito).

Statistic: Incidence of coronavirus (COVID-19) cases in Europe as of August 28, 2020, by country* (per 100,000 population) | Statista
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Abbiamo visto che a farne le spese sono stati soprattutto gli anziani. I seguenti istogrammi, realizzati con i dati dell’Ufficio federale di statistica, mostrano da una parte il numero di casi di coronavirus per classi di età e dall’altra numero dei morti.

La situazione storica è senza precedenti, milioni di persone in tutto il mondo hanno lavorato da casa. Ed è proprio «confinamento» la parola chiave che ha scatenato fenomeni mai visti prima. Qualche esempio? I voli che solcavano i cieli europei il 18 aprile 2019 confrontati con quelli di un anno dopo, il 16 aprile 2020. Una bella differenza, no?

Ma non solo: uno studio pubblicato in rete dalla società TomTom mostra la differenza dell’intensità del traffico nella città Ginevra dei giorni ordinari confrontati con quelli contraddistinti dalle misure più incisive in ottica anti-virus. Un secondo diagramma mostra la differenza con il 2019. Disciplina e senso di responsabilità non mancano proprio.

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