Altro che glamour, che «spenti» Golden Globes

LOS ANGELES

Non solo COVID, la Hollywood Foreign Press Association non è vista più così bene tra i divi del cinema

Altro che glamour, che «spenti» Golden Globes
© Facebook (Golden Globes)

Altro che glamour, che «spenti» Golden Globes

© Facebook (Golden Globes)

Niente divi, niente tappeto rosso, niente pubblico e neppure i vincitori in sala: la prossima edizione dei Golden Globes si svolgerà domenica a scartamento ridotto in netto contrasto con quello che per Hollywood era stato per decenni il party dell’anno: una serata cioè ad alto contenuto di glamour in cui stampa e vip sedevano gomito a gomito a tavola mentre lo champagne per ore scorreva a fiumi.

I «mini Globes» di domenica sono certamente una conseguenza della COVID che sta dilagando negli Stati Uniti, ma non è solo questo. Da quasi un anno la Hollywood Foreign Press Association (HFPA) è diventata «persona non grata» nella mecca del cinema: da quando cioè, a una settimana dalla consegna dei premi, il Los Angeles Times uscì con un’inchiesta al vetriolo da cui, tra l’altro, si scopriva che tra gli allora 87 membri di un’associazione dalle discutibili pratiche etiche non c’era un solo giornalista nero.

A torto o a ragione (sono assegnati da un pool ristretto di un centinaio di reporter), i Golden Globes sono considerati il più attendibile termometro nella volata degli Academy Awards, mentre la cerimonia di consegna dei premi per il cinema e la televisione è tradizionalmente un’occasione per le celebrità di fraternizzare al di fuori dagli schemi ingessati della cerimonia degli Oscar.

Niente di tutto questo domenica e non è chiaro se la serata sarà trasmessa in streaming o addirittura su Twitter dopo che la NBC, che detiene i diritti sulla trasmissione a un costo lievitato l’anno scorso a oltre 27 milioni di dollari, ha annunciato lo scorso maggio che avrebbe boicottato in attesa di riforme che correggessero le accuse del Los Angeles Times.

Si sono fatti di cera anche i presentatori di alto profilo: nessuna celebrità - ha appreso Variety - ha risposto all’invito della HFPA, e non è una sorpresa: l’anno scorso oltre cento agenzie di talenti di Hollywood avevano pubblicamente preso le distanze, così come star quali George Clooney, Angelina Jolie, Tom Hanks, Cate Blanchett, Scarlett Johannson e Tom Cruise, quest’ultimo rispedendo al mittente i suoi tre Globi.

Nella serata, ha indicato l’organizzazione, saranno annunciati i premi, ma si parlerà anche di programmi per «dare a cineasti e giornalisti inclusivi il potere di raccontare le storie che li appassionano», si legge in una mail in cui si ricordano «decenni» di attività filantropiche della HFPA.

Saranno, pare, esponenti delle organizzazioni benefiche a rimpiazzare i divi nel ruolo di presentatori della serata, durante la quale si parlerà anche della «Reimagine Coalition», una joint venture quinquennale con la National Association for the Advancement of Colored People (NAACP) annunciata in ottobre per «potenziare diversità, equità e inclusione nell’industria globale dell’intrattenimento».

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