Il bus al volo

IL TOC TOC DI PARIDE PELLI

Il bus al volo

Il bus al volo

di PARIDE PELLI - Un segno dei tempi. Se una volta c'era un tram chiamato desiderio, e staccato il biglietto si poteva incappare in Marlon Brando, oggi abbiamo bus e torpedoni sempre colmi come scatole di sardine, da cui persino Tennessee Williams avrebbe difficoltà a ricavare mezza scena memorabile. A meno di non ritenere memorabile un incubo che si ripresenta (con una puntualità persino provocatoria) ogni giorno lavorativo o di scuola. Chiedere per conferma ad alcune studentesse della Commercio di Bellinzona, residenti a Monte Carasso, che non possono neppure provare a salire sul mezzo talmente questo, giunto alla loro fermata, è affollato. Una situazione di grande frustrazione, con le osservazioni di ritardo sul registro di classe che (temiamo per loro) fioccano senza perdono ogni mattina. In attesa dei più volte richiesti veicoli sostitutivi, alle giovani consigliamo di indossare scarpette e maglietta: faranno prima a piedi, a patto che non si fermino a rimpolpare di selfie l'ormai popolare hashtag #sempredicorsa.

C'è da dire che i mezzi pubblici, dagli autopostali ai treni – e qui, nei giorni d'afa, si può stare comodi e morbidi come in un forno a microonde –, hanno visto l'utenza aumentare sensibilmente negli ultimi anni: in molti casi sono presi d'assalto come i nostri gommisti quando dal cielo scende in anticipo, minacciosissimo, il primo fiocco di neve, scatenando il panico tra i furbetti che sognavano di cavarsela con gli pneumatici estivi, «perché tanto non c'è l'obbligo». Tornando, o meglio risalendo a spintoni sul bus: se alle nostre latitudini, in nome del rispetto delle regole, ci si arrende con una certa facilità e si attende, pazientemente, quello successivo nella speranza di avere almeno un buchino per intrufolarsi, a Roma la situazione è sfuggita di mano (sarà colpa della Raggi, ça va sans dire): il bus della linea 765 scolastica è talmente pieno ad ogni corsa che ragazzi entrano ormai – notizia di pochi giorni fa – dal finestrino, rischiando di farsi male e di travolgere chi è già dentro al mezzo.

La news ben poco fake è stata accompagnata da un video pubblicato sulla pagina Instagram – un nome, un programma – «Welcome to favelas». Per l'Azienda che gestisce il trasporto si tratta di un «comportamento assolutamente scorretto». Un po' come quello che tenevano i passeggeri del bus bramato dal ragionier Fantozzi, con quest'ultimo che veniva allontanato a calci e ombrellate ogni volta che tentava un arrembaggio. Sembra una provocazione datata anni Settanta: ora scopriamo che è perfetta anche per il nostro tempo.

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