Tra dimensione pop e aulica

IL COMMENTO DI LUCA CIAMMARUGHI

Tra dimensione pop e aulica
György Kurtág.

Tra dimensione pop e aulica

György Kurtág.

di LUCA CIAMMARUGHI - In uno dei più bei libri di viaggio mai scritti, «Le vie dei canti», Bruce Chatwin racconta di un clan aborigeno australiano che nomina ogni singolo oggetto del mondo (ogni albero, ogni pietra, ogni animale) con un canto, una melodia. Il linguaggio musicale sostituisce quello verbale: il mondo esiste perché può essere cantato. Ma cosa implica ciò? Che ognuna di quelle melodie possa essere riconosciuta e memorizzata. Seppur in modo diverso, anche la civiltà musicale occidentale, dal canto gregoriano fino ai giorni nostri, si basa su questo processo di riconoscimento: basti pensare al ruolo che la musica di Bach (in particolare i corali delle cantate) ebbe all'interno del rito luterano, oppure al valore delle arie d'opera nella cultura popolare fra Ottocento e Novecento....

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