l’editoriale Paride Pelli

Il ritorno dei flash è anche il ritorno alla normalità

Leggi l’editoriale del direttore Paride Pelli su La Domenica

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Alzi la mano chi non ha timore, viaggiando, di farsi abbagliare dall’improvviso flash di un radar piazzato in un punto inimmaginabile. La domanda è sempre la stessa: si tratta di prevenzione o di accanimento? Di una lodevole strategia di deterrenza per incrementare la sicurezza sulle nostre strade o di un meschino espediente per fare cassetta? A giudicare dal servizio che proponiamo oggi su La Domenica, la risposta sembra persino lapalissiana: il Cantone e i principali Comuni alla voce «sanzioni stradali» hanno infatti in preventivo di raccogliere complessivamente 65.000 franchi al giorno tra multe e ammende.

Come altre volte in passato, tale obiettivo è stato messo nero su bianco senza remore, come se poterlo raggiungere fosse di un’evidenza lampante.

Parliamo di non pochi soldi, oggettivamente. Che poi verranno investiti in larga parte in campagne di sensibilizzazione, certamente, ma che serviranno pure a rimpinguare le casse rimaste all’asciutto come conseguenza di un 2020 con meno traffico, per effetto della pandemia e delle misure restrittive. In un anno così buio la polizia ha avuto altro da fare che intercettare gli automobilisti in infrazione e ha saputo, talora, mostrare magnanimità. Gli incassi dalle sanzioni sono stati perciò ben inferiori al preventivato. Già l’anno prima, nel 2019, le strade ticinesi avevano visto sparire nove radar fissi. Da allora, alla Polizia sono rimasti soltanto due apparecchi semi-stazionari, segnalati alla popolazione tramite i canali di comunicazione della Cantonale più due radar fissi sull’A2, a Balerna e Collina d’Oro. Uno sfoltimento effettuato in nome della trasparenza ma che ha paradossalmente provocato ancor più apprensione ai conducenti, che non hanno la certezza dell’esatta collocazione e finiscono spesso col guidare guardandosi intorno per schivare una multa, quando dovrebbero invece tenere gli occhi sulla strada e sul contachilometri.

Resta assodato, comunque, che con il passare degli anni il traffico sia aumentato e che gli incidenti siano sensibilmente diminuiti: è questo un dato fondamentale, che si spiega da un lato con la maggior sicurezza raggiunta in tutti i campi e dall’altro con la maggior prudenza degli automobilisti legata appunto al timore di vedersi affibbiare una multa salata o, nel peggiore dei casi, il ritiro del permesso di condurre o di dover affrontare un procedimento penale. I risultati, dunque, ci sono. E sarebbe meglio darli per acquisiti. Da questo punto di vista a Berna - dove non passa stagione che non si metta in cantiere un adeguamento o un aggiornamento del codice della strada, che in Svizzera è già ben più severo che altrove - qualcosa si sta muovendo. Da poco, ad esempio, il Consiglio degli Stati ha deciso che la pena minima di un anno per i cosiddetti «pirati della strada» che commettono infrazioni gravi - introdotta nel 2012 con il progetto «Via sicura» - va abolita, con il giudice che in futuro potrà infliggere, in alternativa, una pena pecuniaria. La Camera alta ha giudicato la sanzione sproporzionata, poiché più severa di quella inflitta talvolta nei casi di abusi sessuali e perché lega le mani alla Corte, costretta a infliggerla anche a chi, pur avendo un passato immacolato, in un’occasione ha «sgarrato», effettuando un sorpasso imprudente. L’obiettivo della riforma è un’armonizzazione delle pene. E in attesa di capire come si esprimerà il Nazionale, guardiamo - a denti stretti, è vero - il lato positivo: il ritorno delle multe è anche il segnale di un ritorno a un’auspicata normalità post-pandemica.

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