Vita da Cannes Antonio Mariotti

L’uguaglianza non sta di casa sulla Croisette

La rubrica del nostro inviato dal Festival del cinema

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Benvenuti in Francia, il Paese dove il motto «Liberté, Egalité, Fraternité» dovrebbe essere alla base di qualsiasi rapporto sociale. Così forse fu ai tempi della Rivoluzione e così è ancora oggi in contesti diversi dal Festival di Cannes. Sulla Croisette vige infatti già da anni la suddivisione in classi strettamente codificate dal colore della tessera che ciascun accreditato porta al collo e che determina l’ordine secondo cui le persone vengono fatte entrare nelle sale di proiezione. Un rito che finora almeno permetteva però a tutti i giornalisti di vedere i film nello stesso momento. E questo anche dopo la «rivoluzione» dello scorso anno che ha visto la stampa perdere il privilegio di godersi i film in anteprima assoluta per evitare le fughe di notizie via social media. Da ieri però il mondo dei giornalisti presenti sulla Croisette è in subbuglio. Non tanto per la dichiarazione che tutti hanno dovuto firmare e nella quale sottoscrivevano che non avrebbero violato gli embarghi in vigore, ma perché è emerso che 300 privilegiati avrebbero il diritto di vedersi comunque i film del concorso in anteprima per non compromettere le uscite immediate dei grandi media francesi e internazionali. Un affronto che azzera l’ultima apparenza di uguaglianza e che ha fatto andare su tutte le furie, ovviamente, chi da questo club elitario è stato escluso.

Se i giornalisti sono scontenti. i gestori di sale cinematografiche francesi gongolano: la cerimonia di apertura e il film inaugurale (vedi a lato) sono stati presentati in contemporanea in quasi 600 cinema. E per tutti gli spettatori valevano le stesse regole. Inaudito!

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