La riflessione Roberto Cotroneo

La competizione che uccide la cultura

In principio sono state le stellette che premiavano i migliori ristoranti, poi la mania di classificare tutto si è estesa ad ogni ambito, dal cinema alla scrittura - Ma non sempre ciò che svetta nelle «chart» è sinonimo di qualità e non sempre questa competizione è sana

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Agli inizi degli anni Novanta, Alberto Arbasino, scrittore importante, quasi un classico vivente, noto per il suo snobismo, il suo distacco, mi disse una cosa: «Hai mai giudicato un ristorante dal numero di coperti che fa ogni sera?». Restai sorpreso: «cosa vuoi dire?». «Voglio dire che questa moda delle classifiche dei libri è insensata. Come fai a giudicare un libro dal numero di copie che vende?». Era elementare il ragionamento. Proprio in quegli anni gli inserti culturali dei giornali iniziavano a pubblicare ogni settimana i risultati dei libri più venduti, con delle proiezioni su campioni di librerie. Come si fa oggi con i sondaggi sulle percentuali dei partiti. Sembrava un gioco. Ma era la società che stava cambiando. Nessuno poteva immaginare da lì a poco che la cultura avrebbe subito...

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