LA DOMENICA - L’EDITORIALE Paride Pelli

La famiglia che si spacca sui vaccini ai figli

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Le tensioni sociali legate alla pandemia non accennano a diminuire, con ripercussioni e riverberi pure tra le mura domestiche. Come raccontiamo nel servizio a pagina 8 de La Domenica, da quando la vaccinazione è stata raccomandata anche per la fascia dai 12 ai 15 anni, sul tema si è aperto un acceso confronto all’interno di non poche coppie di genitori. Ogni dibattito, compreso quello sulla vaccinazione, dovrebbe portare innanzitutto a un arricchimento culturale per l’individuo (e di riflesso per la società). Tuttavia appare chiaro che - tra un genitore che si dice favorevole e l’altro contrario - a sopportare il peso della diatriba siano, alla fine e senza nessun guadagno né affettivo né culturale, soprattutto i figli. I quali, ancora una volta, rischiano di pagare sulla propria pelle le divergenze di vedute dei loro genitori. Ormai è assodato: uno degli effetti collaterali della campagna vaccinale è dividere la popolazione ed esacerbare gli animi.

Le testimonianze che abbiamo raccolto confermano come anche in famiglia la tensione possa salire alle stelle, fino, ad esempio, a non invitare più parenti e amici con pensieri discordanti da quelli del o dei padroni di casa. Quasi un’assurdità, in un Paese che si è sempre pensato e voluto democratico e liberale. Che il 62 per cento della popolazione secondo un sondaggio - sia già stato coinvolto in conflitti di opinioni sul tema del coronavirus e della vaccinazione dà bene l’idea della situazione, per certi versi surreale, che stiamo vivendo.

La spaccatura è d’altronde netta e lo diventerà sempre di più, se non si corre sul serio ai ripari. In questo panorama le famiglie non fanno eccezione: al contrario, per loro è ancora più concreto il rischio di trasformare il caratteristico focolare in un focolaio di alterchi quotidiani e persino di minacce, quando non di violenze. Nell’ottica di provare a stemperare queste tensioni, è da accogliere favorevolmente la decisione, comunicata venerdì dal Consiglio federale, di mantenere gratuiti i test antigenici rapidi per tutte le persone sotto i 16 anni: i giovani potranno quindi sentirsi un po’ più liberi sull’aderire o meno alla campagna e potranno altresì accompagnare i genitori nelle uscite di famiglia senza sentirsi di ostacolo o, peggio ancora, causa di divisioni o di rinunce. Alcuni litigi, di fatto, potranno se non placarsi, affievolirsi.

Non sempre accade.

Nei giorni scorsi ha fatto scalpore la notizia, proveniente dall’Olanda, di un giudice che ha autorizzato un 12.enne a vaccinarsi contro la COVID-19 dopo che il bambino si era rivolto al tribunale visto che i genitori, separati, non riuscivano ad accordarsi. La madre aveva dato al bambino il permesso di farsi somministrare il vaccino, mentre il padre no, adducendo preoccupazioni su possibili effetti collaterali a breve e lungo termine. Un caso estremo, ma che è lo specchio della nostra società.

Una società spaccata.

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