L’EDITORIALE Paride Pelli

La necessità di una visione più ampia per il 2022

Leggi l’editoriale del direttore Paride Pelli in vista del nuovo anno

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Il 2021 non si chiude come avevamo previsto e auspicato: avrebbe dovuto essere l’anno della ripartenza, della quasi uscita dal lungo tunnel di drammi e preoccupazioni generate dalla pandemia, e invece, confessiamolo pure ora che lo stiamo salutando per sempre, ci ha deluso, sebbene l’avvento dei vaccini consigliasse - e deve continuare a farlo - ottimismo e speranza. Che ci sono stati, certo, ma solo fino a un certo punto, e accompagnati da un sottofondo di esitazione e di dubbi. Confidavamo che il 2021 fosse l’anno delle risoluzioni, dei recuperi e dei rilanci, dello «strappo» verso un rinnovato futuro, constatiamo invece amaramente che alcuni tratti di quest’anno hanno purtroppo ricalcato quelli del buio 2020: riguardo l’animo della popolazione, l’economia in ogni suo settore - in ripresa ma confrontata con un’instabilità ancora da governare – e lo stato delle libertà individuali, messe a dura prova specialmente in queste ultime settimane così impegnative e logoranti per tutti, anche per chi scrive, che si è trovato a dover fronteggiare isolamenti e quarantene, le stesse che hanno colpito non poche famiglie del nostro cantone.

È la conferma che non tutte le decisioni prese per mettere sotto controllo la pandemia sono state efficaci. Ora siamo alle prese con la variante Omicron, ultimo nome in ordine di tempo a spaventare: sembra essere un virus oggettivamente più lieve nel suo decorso e potrebbe rappresentare il colpo di coda della pandemia. Se tale si rivelasse, segnerebbe davvero l’ingresso in un 2022 molto diverso dall’anno che sta per chiudersi.

Ma qualcosa possiamo fare anche noi, fin da subito: tutti, infatti, sentiamo il desiderio di cambiare il paradigma con il quale abbiamo finora letto la realtà pandemica, fino a farci sopraffare, talvolta, dal numero dei contagi e dei ricoveri, perdendo di vista l’orizzonte largo nel quale ci muoviamo. La verità è che dovremmo sforzarci tutti di avere uno sguardo più ampio nei confronti della nostra vita, a livello sociale, emotivo e culturale: un atteggiamento sempre responsabile verso noi stessi e verso il prossimo – ça va sans dire – ma meno convulso, che ci permetta di allargare finalmente la nostra visione al di fuori di un contesto sanitario che sembra aver fagocitato ogni cosa fino ad appiattire la nostra esistenza.

Certo, la strada del 2022 includerà ancora vaccini, test antigenici e convivenza con il virus - possiamo affermarlo fin d’ora senza tema di smentite - ma la società, se non vuole implodere, necessiterà anche di una comunicazione meno divisiva (i danni sociali si stanno facendo irrecuperabili, lo abbiamo visto in questi mesi) e di una politica federale che, quando deciderà di uscire dal letargo dopo le festività, si concentri solo su obiettivi realizzabili e sappia essere più concreta e dinamica.

Il 2022, lo scriviamo più convinti che mai, dovrà dunque essere l’occasione per un allargamento della visione individuale e collettiva. Non possiamo permetterci un terzo anno di atmosfere solo ospedaliere, con una vita sociale regolata «militarmente». Urge un cambio di rotta, occorre iniziare a guardare non più l’albero ma la foresta, non solo il maledetto COVID ma la società e l’economia che vogliamo ricostruire da subito e per i prossimi anni. A voler condurre una vita pensando esclusivamente al virus, rinunciando a buona parte delle libertà personali, si rischia di ritrovarsi in una «società paranoica», per dirla con il primario del San Raffaele di Milano, Alberto Zangrillo.

I coronavirus sono tra noi e in noi. Imparare a conviverci, senza fermarci a ogni piè sospinto, ci permetterà, con l’aiuto imprescindibile della ricerca scientifica, di mettere pian piano la pandemia là dovrebbe stare: all’angolo.

Da questo punto di vista, libertà e salute non si annullano a vicenda, sono anzi complementari: la sfida che si apre oggi a mezzanotte è riuscire a rimetterle insieme. È il nostro augurio a tutti voi. È l’auspicio per far sì che il 2022 sia davvero l’anno della ripartenza e della rinascita.

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