Isole comprese Prisca Dindo

«La notte più straordinaria della mia vita»

Leggi la rubrica di Prisca Dindo pubblicata su La Domenica

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«Fino alle nove questi pesci sguazzavano ancora in mare!» dice mentre dispone sulla griglia i filetti di lampuga. Tra un sorriso e l’altro, si asciuga il sudore sulla fronte.

Oggi è il primo giorno di autunno ma il termometro, alle Eolie, segna + 30. «Qui il caldo dura fino a novembre». Lui è Silvio il pescatore e ad Alicudi è una vera istituzione. Insieme a sua moglie Gabriella serve specialità eoliane non in un ristorante, bensì sulla terrazza di casa.

La vista da dove abitano, in via ventesimo scalino accanto all’Ufficio postale, è incantevole. L’azzurro del mare, il bianco accecante delle case, il fucsia della buganvillea che avvolge il porticato. Una cartolina.

Come fossimo vecchi amici, Silvio ci fa accomodare alle due tavole apparrecchiate. Intanto Francesco, suo braccio destro che vive tra Ailicudi e Istanbul, distribuisce il pane. L’atmosfera è più che cordiale. Dalla cucina di Gabriella escono prelibatezze di ogni tipo. Pomodori con cipolle di Tropea, olive giganti. E poi gli spaghetti al ragù di totano; un delitto negare il bis.

Una volta terminato il pranzo, i nostri sguardi si perdono nell’orizzonte oltre la terrazza del pescatore. La sensazione di quiete e serenità che ci pervade cancella il ricordo del lungo viaggio che abbiamo alle spalle. Tra bus, aereo e aliscafo ci vogliono tredici ore per raggiungere l’arcipelago eoliano. Quasi come volare alle Maldive. Ma l’essenzialità della vita di Gabriella e Silvio basta per farci capire che siamo approdati in un paradiso dove il tempo si è fermato.

Lipari, Panarea, Vulcano, Stromboli, Salina, Alicudi e Filicudi sono sette perle figlie del fuoco sbocciate migliaia di anni fa nel mar Tirreno meridionale. Prendono il nome da Eolo, il dio dei venti, che secondo la mitologia classica risiedeva proprio qui. Dal 2000 figurano sulla lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco.

Oggi i vulcani ancora attivi sono due: Stromboli e Vulcano. Tuttavia le fumarole che scorgiamo un po’ ovunque ci ricordano che sottoterra non tutto è sopito. L’evoluzione vulcanica di questo arcipelago è ben lontana dall’esser conclusa.

Ogni isola è un mondo a sé. Lipari è la più grande e animata. La collezione di reperti conservati nel museo archeologico eoliano che domina la cittadina è tra le più complete d’Europa.

Panarea la più mondana, gettonatissima dal jet set internazionale; Filicudi e Alicudi sono le più lontane e difficili da raggiungere; Salina è verdissima mentre Stromboli e Vulcano sono aspre e selvagge.

Quella delle isole eoliane è una bellezza primordiale, raggiungibile solo via mare. E che mare! Le sfumature di blu sono infinite: quelle più cupe incorniciano gli scogli dalle forme mostruose, quelle di un azzurro quasi trasparente le si incontrano a Lipari, sotto le cave di pietra pomice in disuso.

Mentre attendiamo in barca il calar della notte per goderci lo spettacolo delle esplosioni di lava dello Stromboli, tra i più attivi del pianeta, il nostro pensiero corre ad Alexandre Dumas. Una notte di duecento anni fa pure il romanziere francese attese come noi lo show vicino la sciara di fuoco del vulcano.

«...un lungo getto di fuoco s’innalzò in aria per poi ricadere in una pioggia di lava; una parte di tale pioggia rientrò nel cratere del vulcano, mentre l’altra, scivolando lungo il pendio, precipitò come un torrente di fuoco e andò a estinguersi sfrigolando nel mare. Il fenomeno si ripeté dopo dieci minuti, e così fu a intervalli di dieci minuti per tutta la notte. Confesso che quella fu la notte più straordinaria della mia vita», scrive Dumas.

«Come dargli torto», pensiamo noi tra il tripudio di lapilli incandescenti.

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