Il commento Gianni Righinetti

Le bollicine e il senso del ridicolo

Il commento di Gianni Righinetti

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Alzi la mano chi non ha mai brindato con una bella flûte di prosecco? È un classico (non per forza di classe massima), ma attenzione, non è storicamente «Made in Ticino». D’ora innanzi occorrerà tenere conto delle avvertenze per l’uso, del tipo: «Questo gesto potrebbe costarvi molto caro, specie se siete politici che predicano il primanostrismo, l’ecologia o tutto quanto vi si potrà ritorcere contro».

Nuovo brindisi e nuova polemica. Questa volta nel mirino della critica è finita la neoeletta consigliera nazionale dei Verdi Greta Gysin, rimproverata a mezzo social dal collega popolare democratico Marco Romano che l’ha colta con in mano il bicchiere affusolato con tante bollicine e a fianco una bottiglia dal collo lungo «Made in Italy». Apriti cielo! È stata gazzarra, tra un botta e risposta tra i due e tanti commenti da parte dei numerosi amici che entrambi hanno in Facebook. Ma veniamo a quanto scrive Romano: «Dalla bottiglia sembra proprio prosecco (se sbaglio mi scuso): prodotto non propriamente locale, import sicuramente non privo di conseguenze ambientali. Perché non prendere qualcosa di local e sostenere la nostra realtà? Questione di coerenza». Pronta la replica di Gysin: «Help! Visto che non lo conosce, aiuta anche tu a scoprire il fantastico mondo dei vini spumanti svizzeri?», citandone poi un paio, ma senza svelare la reale provenienza di quella bottiglia.

Una polemica che fa tornare alla memoria i festeggiamenti dell’UDC il giorno della corroborante vittoria popolare con l’iniziativa «Prima i nostri». Anche allora, era il settembre del 2016, era stata una bottiglia di prosecco stappata a fianco del cartellone promozionale «sì alla preferenza indigena» a suscitare rabbia e ilarità. Al punto che, da quel giorno, in casa dei democratici di centro sono state rigorosamente vietate le bollicine della vicina Penisola e (quando c’è da festeggiare) si va, rigorosamente, di birra. Se prodotta in Ticino o all’estero, non è dato sapere.

Quanto descritto non può che generare ilarità e dimostra che un moralizzatore si può trovare presto moralizzato. Da anni c’è chi se la prende su tutto quanto è italico, senza considerare che esserlo poco o tanto (a discrezione) è anche nella nostra natura latina che ci porta ad essere più simili a un milanese che a un bernese. Ma guai ammetterlo, sarebbe una umiliante realtà per tutti coloro che si ritengono ticinesi puri e duri.

Ammettiamolo, quando ci imbattiamo in queste polemiche sterili, non ci resta che constatare quanto siano vuote e prive di quel realismo che aiuterebbe e non scivolare su una buccia di banana (frutto ovviamente non indigeno). E il senso del ridicolo non fa distinzioni. Non c’entrano le persone, oggi sono Romano e Gysin, domani saranno altri. Ieri era la Lega, maestra nel predicare la difesa dei «nostri», ma nei fatti incoerente come pochi. D’altronde anche gli ecologisti presto potrebbero finire nella trappola degli eccessi: occhio a non farsi scovare ad imbarcarsi su un aereo.

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