Si è soliti guardare all’empatia in termini univocamente positivi. Ed è certo che la capacità di riconoscere nell’altro la nostra stessa umanità, fino al punto da riuscire a soffrire con lui quando è in una situazione difficile, manifesta un tratto di nobiltà. Quella che nella sua Teoria dei sentimenti morali Adam Smith chiamava «simpatia» ci dice che non siamo isole, che siamo naturalmente orientati a una certa benevolenza e condivisione, che siamo in qualche modo dotati dalla natura stessa a sviluppare una vocazione altruista, poiché nel volto altrui percepiamo qualcuno che ci trascende. Tutto questo non può e non deve essere negato. Un recente volume dello psicologo statunitense Paul Bloom, Contro l’empatia (pubblicato in lingua italiana da Liberilibri), invita però a sapere usare con adeguate...

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