isole comprese Prisca Dindo

Quando il «perito» Francesco Petrarca smascherò una delle prime fake news

Leggi la rubrica di Prisca Dindo pubblicata su «La Domenica»

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Mi domando come abbia fatto!» esclamiamo quando Chiara, la nostra guida, ci rivela il numero di figli partoriti da Maria Teresa d’Asburgo: sedici in meno di vent’anni. Lo apprendiamo di fronte ad un enorme dipinto che ritrae l’imperatrice del Sacro Romano Impero insieme alla sua numerosa famiglia, in una delle millequattrocento stanze del castello di Schönbrunn, la magnifica residenza estiva degli Asburgo alle porte di Vienna.

Le dimensioni del ritratto sono sorprendenti e rivelano l’importanza della famiglia per Maria Teresa, nata a Vienna nel 1717. Fu lei a trasformare i ritratti di corte inserendo tutti i suoi figli, compresi quelli già morti, «perché per una madre - come annotò l’imperatrice stessa - sono sempre presenti».

Maria Teresa divenne famosa ed autorevole non solo perché era una buona mamma. Secondo alcune testimonianze dell’epoca, l’imperatrice avrebbe sfruttato più volte il suo ruolo di madre e di donna per fini politici. Quando in veste di erede al trono d’Austria partì per Budapest per chiedere all’Assemblea dei nobili di schierarsi contro la Prussia, si presentò di fronte alla Dieta in abito popolare ungherese, stringendo tra le braccia l’erede al trono Giuseppe ancora in fasce. Una donna sola con il suo bimbo, che chiedeva aiuto ad un popolo straniero con le lacrime agli occhi.

Un’immagine di regnante donna e madre fortissima, unica per quell’epoca, che le fece incassare un sì convinto dell’Assemblea. Stando alle cronache, il discorso della sovrana fu talmente efficace e commovente che molti scoppiarono a piangere. Secondo i suoi detrattori, un capolavoro di scena madre, la piu grande delle sue interpretazioni. Maria Teresa seppe trasformare una condizione di debolezza in un punto di forza e si guadagnò il titolo di «Landesmutter», madre della nazione.

Non fu l’unica di casa Asburgo a precorrere i tempi nel campo del marketing. Conosciamo quest’altra storia mentre visitiamo la cattedrale di Santo Stefano, edificio simbolo della città dove si celebrarono il matrimonio e il funerale di Mozart. Tra il 1358 e il 1359; il duca Rodolfo IV, per reagire all’esclusione della sua famiglia dal gruppo dei prìncipi elettori nella bolla d’oro del 1356, orchestrò la più famosa opera di contraffazione della storia austriaca.

Commissionò la redazione del «Privilegium maius», una falsa pergamena corredata da cinque testi altrettanto fasulli che dovevano essere attribuiti a Giulio Cesare e a Nerone. L’obiettivo era preciso: con l’aiuto delle vecchie pergamene, Rodolfo IV mirava a far salire di rango gli Asburgo e a ottenere una maggiore indipendenza dell’Austria dal Sacro Romano Impero Germanico.

Ci pensò Francesco Petrarca a smascherare il raggiro; chiamato in qualità di perito dall’imperatore Carlo IV che voleva chiarezza sulla vicenda, il poeta dimostrò che il documento era smaccatamente falso. Carlo IV non confermò la validità del «Privilegium maius» e mantenne gli Asburgo al loro posto. Tuttavia, cento anni dopo, l’imperatore Federico III, che apparteneva anche lui al casato degli Asburgo, lo considerò di nuovo come autentico, malgrado la perizia di Petrarca.

«Ecco come una fake news diventa verità» commentiamo noi prima di lasciare la chiesa. I potenti non hanno aspettato Facebook per influenzare la politica a loro favore.

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