«Se l’è andata a cercare». È questa la conclusione di molti riguardo alla tragica vicenda di Daniele Nardi, l’alpinista italiano di cui non si hanno più notizie da dieci giorni e di cui, al netto di improbabili miracoli, toccherà presto prendere atto della morte tra le nevi e i ghiacci del Nanga Parbat. Con lui c’era anche Tom Ballard, un inglese trapiantato nelle Dolomiti. Col suo drammatico epilogo, di fatto, la fallita impresa di Nardi sull’ottomila più temibile al mondo a pari merito con l’Annapurna ha diviso l’opinione pubblica, perplessa sul nuovo modo di concepire e praticare l’alpinismo estremo sdoganato dallo scalatore italiano. Fino a oggi, conquistare le vette più alte del mondo era nella maggior parte dei casi una disciplina coltivata «nel silenzio del vento», secondo la felice...

Vuoi leggere di più?

Sottoscrivi un abbonamento per continuare a leggere l’articolo.
Scopri gli abbonamenti al Corriere del Ticino.

Abbonati a 9.- CHF

Hai già un abbonamento? Accedi

©CdT.ch - Riproduzione riservata
Ultime notizie: Commenti
  • 1