IL COMMENTO Gianni Righinetti

Un’altra fetta di libertà

Il commento del vicedirettore Gianni Righinetti sulle decisioni del Consiglio federale

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È un primo passo. Piccolo o grande? In questo momento non è quello che conta, ad essere essenziale è che il Consiglio federale abbia preso una decisione di principio, assumendosi la responsabilità politica del caso. La politica per mesi ha ascoltato e seguito alla lettera scienziati e virologi, chiudendo e limitando tutto e tutti. Ora la politica è tornata in gioco, perché la situazione non richiede più l’impellente (e talvolta invadente) intervento dei virologi, bensì anche ricette per far fronte alle difficoltà legate all’economia, al mondo del lavoro e alla società. La decisione di dare luce verde ai grandi eventi è di quelle che ci fanno tirare un sospiro di sollievo, ma per tradurre in pratica questa bella notizia ci vorrà ancora un po’ di pazienza, almeno fino al 2 settembre, limite che Berna si è data per concordare con i Cantoni «criteri uniformi per l’autorizzazione di grandi manifestazioni». Il Consiglio federale ha dato un primo via libera, che non può essere interpretato come l’avallo di quella «curt bandida» più volte evocata dal presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Un concetto che, il giorno del massiccio numero dei contagi a livello nazionale (274), permette di sottolineare il rigore con il quale i ticinesi stanno affrontando questa fase: 2 contagi nelle ultime 24 ore e la positiva notizia che da due mesi da noi non si registrano più decessi causa coronavirus.

Dal 1. ottobre sarà possibile tornare allo stadio: per le società sportive, in primis quelle di calcio e hockey, questa comunicazione è come l’ossigeno vitale che interviene quando si comincia a sentire l’affanno che provoca il soffocamento. Il colpo di spugna sulla cifra dei 1.000 spettatori è benvenuto e logico. Anche perché, diciamolo, non si è mai ben capito perché fissare l’asticella a quella quota. Semmai dovevano valere il criterio della capacità della struttura e la logistica: entrate, uscite e flusso degli spettatori. Forse in futuro si opterà per una percentuale massima di presenza di pubblico e sarebbe certamente un criterio logico. Ma c’è chi lo reputa discriminatorio, perché, ad esempio per calcio e hockey, non tutti i club saranno posti su un piano di equità. Ma a ben guardare, dal profilo degli introiti dati dai tifosi, non c’è mai stata equità. In sostanza si tratta di un «non problema».

Le incognite sono ancora molte e su come rendere regolari i campionati c’è tanto da lavorare. Su questo meccanismo calibrato a livello nazionale, potrebbe pesare la competenza cantonale. Negli scorsi giorni ci è stato spiegato che la scuola in Ticino ripartirà nella forma piena e compiuta e, se ci saranno contagi, una o più classi potrebbero essere sottoposte a quarantena. Un fatto destinato ad influenzare il processo di una classe, non della sede, tanto meno della scuola nel suo complesso. Per contro con calcio e hockey (e i loro campionati nazionali), lo stop forzato di una squadra avrebbe un influsso su tutto il meccanismo e potrebbe compromettere la regolarità dello svolgimento. Il campanello d’allarme lo abbiamo avuto sul finire della tormentata stagione del calcio. Tante incognite e verosimilmente una presenza allo stadio più ordinata, ma tanta voglia di tornare a godere dello sport e della cultura. Di riprenderci un’altra fetta della nostra libertà.

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