Roger Federer non sarà mai un dato statistico, non sarà mai una questione di numeri. Un mese fa ha perso Wimbledon, lo ha perso in finale, perché doveva perderlo, perché così doveva andare, perché Novak Djokovic è stato qualcosa di più. Roger Federer non ha aggiunto un titolo al suo record, non si è spinto più in là, là dove molti guardano, anche chi lo nega, con la paura di vedere un altro al suo posto. Non ha saputo farlo. È passato un mese da quel pomeriggio, un mese esatto. E quel pomeriggio nel frattempo è rimasto lì, incastonato nel verde, come se qualcuno avesse schiacciato il tasto con le due righette verticali. Pausa. Serviva una pausa, una riflessione, un periodo buono a metabolizzare la sconfitta. Serviva a noi, forse, più che a lui. Lui che si è fatto notare, in queste settimane,...

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