Il commento Antonio Mariotti

Un palmarès in sintonia con il presente

La giuria del Concorso internazionale di Locarno 74 ha saputo cogliere lo spirito di un festival in evoluzione

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Non capita spesso che l’operato di una giuria, oltre che sostanzialmente condivisibile, rispecchi lo spirito di un festival in evoluzione e in particolare della sua nuova direzione artistica. Assegnando il Pardo d’oro al film indonesiano Vengeance is Mine, All Others Pay Cash del regista Edwin, la presidente Eliza Hittman e i suoi compagni hanno colto in pieno la migliore commistione tra cinema di genere e critica sociale e di costume sviluppata per lo più in maniera ironica presente tra le 17 opere in competizione quest’anno. Insomma, come se volessero dare un consiglio a Giona Nazzaro, i giurati lo hanno messo in guardia: «Il genere va bene ma non basta!». Se poi si pensa che Open Doors (la sezione di Locarno che punta a favorire le produzioni nelle aree geografiche meno sviluppate) ha appena concluso un focus triennale sul Sud Est asiatico, questo riconoscimento pare davvero il migliore che ci si potesse augurare al termine di Locarno 74. Il Premio Speciale della Giuria è andato a Jiao ma tang hui (A New Old Play) del regista di Hong Kong Qiu Jiongjiong (ultima opera presentata in concorso): affresco su mezzo secolo di storia della Cina vista attraverso le peripezie di una compagnia teatrale che cerca di sopravvivere continuando ad onorare la propria arte nonostante gli sconvolgimenti politici. Il Pardo per la miglior regia ad Abel Ferrara è l’ennesimo riconoscimento per un protagonista del cinema indipendente degli ultimi 40 anni che oggi può permettersi di girare un film sì visionario ma del tutto privo di una storia. I premi ai migliori interpreti sono equamente suddivisi tra non professionisti (i due idraulici catalani di Sis Dies Corrents) e la bravissima giovane protagonista del film russo Gerda. Specchio di una tendenza discutibile che punta a considerare i non attori troppo spesso al pari dei professionisti. Da segnalare anche la menzione speciale andata a Soul of a Beast del regista svizzero Lorenz Merz che si sarebbe meritato il premio per il migliore contributo tecnico, se esistesse. Infine, tra i Cineasti del Presente, sono stati premiati due produzioni italiane (Brotherhood e Il legionario): uno speranzoso controcanto a una presenza in concorso (I giganti) quest’anno davvero indegna.

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